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L'energia solare fissata come biomassa e prospettive della sua utilizzazione nel Mezzogiorno - Giorgio Nebbia -

Nel vasto dibattito in corso sull'energia solare è stato messo in evidenza che essa può certamente dare un contributo ai fabbisogni energetici di calore, di elettricità, di risorse RINNOVABILI, ma l'entità di tale contributo è ancora oggetto di controversia.

Altri sostengono che esso è modesto o irrilevante e comunque ancora lontano nel futuro; altri sostengono che tale contributo è rilevante ed è disponibile a breve termine.
Questi ultimi ritengono che, più in generale, è urgente passare ad un uso crescente delle risorse energetiche e materiali RINNOVABILI e che in questo quadro al Sole è riservato un ruolo di grandissima importanza.

Una delle cose che il Sole sa fare senza macchine e con grande EFFICIENZA è «fabbricare» materia organica attraverso la fotosintesi.
Dalla materia organica fissata nella «BIOMASSA» è possibile ricavare fonti di energia o materie prime alternative a quelle attualmente ottenute dalle fonti energetiche non RINNOVABILI, soprattutto dal petrolio.

Alle nostre latitudini l'intensità della radiazione solare è di circa 5 gigaJOULE all'anno per metro quadrato, cioè di circa 50.000 gigaJOULE all'anno per ettaro.
Nelle colture ecologicamente stabili viene fissato come materia organica l'equivalente dell'uno per cento della radiazione solare incidente; questo corrisponde a circa 500 gigaJOULE all'anno per ettaro.

Se si considera che il «contenuto energetico» dei prodotti petroliferi è di circa 40 gigaJOULE per tonnellata, si può affermare che la materia organica prodotta in un anno da un ettaro di terreno contiene «incorporato» in sé l'equivalente di circa 12 tonnellate di prodotti petroliferi.
Si tratta di un «pozzo» inesauribile di materiali energetici.

La materia organica vegetale presente nella BIOMASSA è una fonte di energia ben differente, però, dal petrolio, dal carbone, dal GAS NATURALE, dalla benzina.
Essa è costituita, infatti, da un insieme di zuccheri, amido, cellulosa, lignina, sostanze proteiche, grassi, eccetera. Sono peraltro note le tecniche con cui tali sostanze organiche vegetali possono essere trasformate in combustibili oppure in materie prime industriali.

Se le sostanze organiche della BIOMASSA sono ricche di amido e zuccheri questi possono essere trasformati per la fermentazione in alcool etilico. L'alcol etilico è un liquido combustibile che può essere miscelato con la benzina e può essere utilizzato, quindi, come carburante per autoveicoli.

I materiali ricchi di cellulosa possono essere sottoposti a riscaldamento ad alta temperatura, col che si trasformano in due gas, ossido di CARBONIO e idrogeno, dai quali si può ottenere per sintesi alcool metilico; anche l'alcool metilico può essere impiegato in miscela con la benzina come carburante per autoveicoli.

I sottoprodotti che si formano nelle operazioni agricole o nella trasformazione industriale della BIOMASSA possono, a loro volta, essere trasformati in METANO, un gas combustibile (anzi è lo stesso costituente del GAS NATURALE), mediante processi semplici e noti.

Sempre più spesso si parla di «coltivazioni» o «piantagioni» energetiche per indicare colture progettate proprio per ottenere, dal Sole, combustibili o materie alternative a quelle ricavate dal petrolio.
La prospettiva di potenziare la fissazione dell'energia solare sotto forma di BIOMASSA vegetale presenta importanza soprattutto nel Mezzogiorno.
Si pensi che, nel caso della Puglia, la sola superficie della Murgia (200.000 ettari) se fosse destinata a piantagioni energetiche fornirebbe materia organica con un contenuto energetico equivalente a quello di 2,5 milioni di tonnellate all'anno --- ogni anno --- di prodotti petroliferi.

La convenienza economica di una transizione alle «piantagioni solari» deve essere valutata secondo una analisi dei costi e dei benefici; questi ultimi riguardano non soltanto il valore delle nuove merci energetiche prodotte, ma anche gli effetti indotti di difesa del suolo contro l'erosione, di aumento delle risorse idriche conseguente all'aumento della copertura vegetale, di nuovi posti di lavoro creati per le industrie di trasformazione che devono essere inseediate vicino alle piantagioni energetiche, che richiedono una alta intensità di innovazione e di mano d'opera.

Da questo cambiamento, che si sta già verificando in molti paesi, anche industrialmente avanzati, trarrebbe i maggiori benefici --- e a breve termine --- proprio il Mezzogiorno dove più estese sono le zone degradate e adatte proprio a coltivazioni «solari”.