Trova le risposte!
Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

Altri articoli della stanza Termovalorizzatori

Creato da Francesco Asdrubali « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

La termovalorizzazione dei Rifiuti Solidi Urbani - Francesco Asdrubali -

Il problema della produzione dei RIFIUTI SOLIDI URBANI sta assumendo, specie in alcune aree del nostro Paese, i connotati di una vera e propria emergenza ambientale.
La soluzione al problema non può che passare attraverso mirate politiche di gestione integrata, che necessitano di una accurata conoscenza in termini qualitativi e quantitativi dei rifiuti da smaltire.
La produzione totale di RIFIUTI SOLIDI URBANI in Italia ha superato la quota di 29 milioni di tonnellate nell’anno 2001, raggiungendo il tetto dei 510 kg pro capite (Figura1), con un tasso di incremento pari al 2,1% rispetto al 1999, in linea con il trend di crescita evidenziatosi nel periodo 1995-2000 (+2,4%).
La forma di gestione più diffusa in Italia risulta ancora essere il conferimento a discarica controllata (67,1% dei rifiuti prodotti nel 2001); si registra tuttavia un calo nel ricorso a discarica a partire dal 1999, contestualmente ad un aumento significativo delle quantità di rifiuti avviati al recupero di materia (nel complesso, il 24,2%).
Molto più contenuto è l’incremento della percentuale di incenerimento con recupero di energia (+1,6%)*.
A livello europeo, il quadro globale dei sistemi di gestione integrata dei rifiuti è piuttosto variegato.
La Direttiva europea sulle discariche (1999/31/Cee) prescrive una riduzione del conferimento di rifiuti biodegradabili in quest’ultime fino al 35% dei livelli del 1995 in 15 anni; vi sono Paesi in cui il ricorso alla discarica è piuttosto contenuto (quali Danimarca 10,8%, Paesi Bassi 11,6%, Svizzera 13,15%), ed altri in cui la discarica rappresenta ancora l’opzione principale (ad es. Spagna 80% e Gran Bretagna 83%).
Nel contesto europeo l’Italia si colloca a livelli estremamente bassi di termovalorizzazione, con una percentuale pari al 7% dei rifiuti prodotti, in contrapposizione a Paesi quali Francia, Danimarca e Paesi Bassi per i quali tale forma di smaltimento raggiunge valori di gran lunga superiori (ad es. Francia 40%, Danimarca 58%), a scapito dello stesso conferimento in discarica** (Figura2).
Il quantitativo di RSU (RIFIUTI SOLIDI URBANI) avviati a termovalorizzazione in Italia nel 2002 nei 47 impianti operativi è stato di 2,6 milioni di tonnellate; il recupero energetico è stato pari a circa1.423.000 MWh di energia elettrica e a circa 1.166.000 MWh di energia termica.
Le quantità sempre crescenti di RSU prodotti, i costi elevati per il loro smaltimento, la difficoltà di reperire nuovi siti per discariche, i problemi ambientali connessi con il riscorso a quest’ultime, unitamente all’esigenza di ridurre la dipendenza dai prodotti petroliferi e di raggiungere gli obiettivi fissati dal PROTOCOLLO DI KYOTO,impongono senza dubbio un ripensamento nelle politiche di gestione e smaltimento dei rifiuti nel nostro Paese.

* Apat-Onr, Rapporto Rifiuti 2002, Roma, ottobre 2002. Apat-Onr, Rapporto Rifiuti 2003, Roma, novembre 2003.
** Elaborazioni Enea su dati Eurostat e Apat-Assure, Incineration in Europe, prepared by Juniper, ottobre 2000.

da F. Asdrubali, G. Moncada Lo Giudice: "La termovalorizzazione
dei RIFIUTI SOLIDI URBANI. Aspetti energetici, tecnologici,
legislativi ed ambientali", La Termotecnica, novembre 2004