
L’intuizione di bruciare RIFIUTI SOLIDI URBANI per ricavarne energia si fonda su considerazioni energetiche evidenti.
Negli ultimi 20 anni l’aumento della produzione è stato accompagnato da significative variazioni della composizione merceologica e delle caratteristiche energetiche dei rifiuti.
L’aumento della frazione di materiale cellulosico e plastico, accompagnata dalla diminuzione della frazione organica putrescibile, ha determinato un consistente aumento del POTERE CALORIFICO dei RIFIUTI SOLIDI URBANI, che da 1290 kcal/kg del 1976 è passato ad oltre 2.000 kcal/kg dei primi anni 2000.
Il vantaggio energetico è notevole se si pensa che dalla combustione di 1 tonnellata di rifiuti possono ricavarsi, con le moderne tecnologie presenti, oltre 450 kWh di energia elettrica.
Il ricorso alla termovalorizzazione sembra quindi una strada obbligata, da percorrere puntando innanzitutto sul basso impatto ambientale garantito dai nuovi dispositivi e sulle fortissime riduzioni (oltre il 90%) del volume di ceneri residue da smaltire, ma anche sui ricavi economici che la produzione di energia può garantire.
La raccolta differenziata perseguita dal Decreto Ronchi serve a separare dal rifiuto le frazioni ancora utilizzabili o dannose.
La raccolta di materiale da avviare al riciclo (materie prime seconde) ha influenza non trascurabile sulla quantità di energia ottenibile a valle; a questo si aggiunge il ruolo dell’umidità, che presentandosi sotto forma di acqua liquida, comporta una diminuzione dell’energia utile recuperabile.
A meno di particolari situazioni, la raccolta differenziata tende sempre ad aumentare il POTERE CALORIFICO del rifiuto che rimane a valle, ma a fronte di una minore quantità di materia da inviare alla termovalorizzazione, per cui si è parlato spesso di antagonismo tra recupero di materia e recupero di energia.
Riferendoci ad uno studio effettuato* (Tabella 1) su composizioni merceologiche dei RSU (RIFIUTI SOLIDI URBANI) rappresentative della realtà dell’Italia Centro-settentrionale, è possibile affermare che concentrando la raccolta differenziata su inerti, organico e Rup (Rifiuti Urbani Pericolosi), con esclusione delle plastiche e rimuovendo quindi tra il 70 e l’85% delle frazioni non energetiche (vetro e metalli, organico delle grandi utenze, residui verdi), basterebbe differenziare il 30% della carta per raggiungere nel complesso, il 35% di tasso di RD fissato dal Decreto Ronchi per l’anno 2003 (obiettivo ancora non raggiunto a livello nazionale).
In tal caso la raccolta differenziata di carta e cartoni può limitarsi alle frazioni di particolare valore commerciale, evitando carta sporca o patinata, conservando nel residuo la grande maggioranza del POTERE CALORIFICO.
A seguito delle stime effettuate, il POTERE CALORIFICO del rifiuto tal quale (pari a circa 2250 kcal/kg) aumenta di circa il 28% (per raggiungere circa 2900 kcal/kg di residuo) se si analizza lo scenario corrispondente al 35% di raccolta differenziata.
*S. Consonni-R. Capra, Recupero di energia in sistemi integrati con termoutilizzazione di Rsu, Rivista La termotecnica, maggio 1998,pag. 75-84
da F. Asdrubali, G. Moncada Lo Giudice: "La termovalorizzazione
dei RIFIUTI SOLIDI URBANI. Aspetti energetici, tecnologici,
legislativi ed ambientali", La Termotecnica, novembre 2004