
La localizzazione di impianti di incenerimento e termovalorizzazione dei RIFIUTI SOLIDI URBANI incontra spesso forti opposizioni da parte delle popolazioni interessate. Per questo motivo molte delle Aziende municipalizzate impegnate nel settore hanno avviato controlli e monitoraggi delle emissioni degli impianti e campagne di informazione dei risultati, al fine di mantenere attiva una puntuale e corretta comunicazione con i cittadini, volta anche a fugare spesso ingiustificati timori verso questo tipo di tecnologia.
Le normative italiane vigenti, d’altro canto, prescrivono efficacemente l’effettuazione di monitoraggi in continuo sugli effluenti gassosi degli impianti di termovalorizzazione, da condurre in modalità estrattiva.
Sono altresì richiesti monitoraggi periodici sulla qualità ambientale nei territori limitrofi agli insediamenti impiantistici, da effettuarsi mediante centraline di rilevazione fisse o mobili (analisi chimico-fisiche dei campioni di aria atmosferica) o mediante indicatori biologici (colonie di licheni epitifici), i quali presentano elevata reattività biologica alla contaminazione da inquinanti.
A titolo esemplificativo si riportano in sintesi gli esiti di alcuni monitoraggi eseguiti in prossimità di alcuni tra i maggiori e moderni impianti di termovalorizzazione presenti sul territorio italiano:
- Aem Cremona: “analisi effettuate dal Politecnico di Milano mostrano che per ciò che riguarda il contributo dell’impianto alla presenza dei principali microinquinanti, si registrano incrementi inferiori all1% per monossido di CARBONIO (CO), OSSIDI DI AZOTO (NOx), polveri totali sospese - l'insieme del PARTICOLATO sospeso in aria (PTS) e di qualche punto percentuale per anidride solforosa (SO2).
La stima del contributo di metalli pesanti alle concentrazioni già presenti nell’area risulta dell’ordine di qualche punto percentuale e quindi tale da non alterare significativamente il livello esistente.
Il livello di Diossine, anche nei valori massimi riscontrati, risulta largamente al di sotto dei livelli riscontrabili in aree rurali” *.
- Termovalorizzatore Modena: “le analisi effettuate nell’intorno dell’impianto con tecniche di tipo biologico hanno evidenziato che la purezza atmosferica della zona ove è inserito l’impianto è di pari livello ad altre zone periferiche della città, mentre nel centro cittadino, interessato dal traffico veicolare e da impianti di riscaldamento, si è riscontrata una peggiore qualità dell’aria. Parallelamente, nelle zone più lontane dalle fonti di emissione, si sono osservati consorzi lichenici e quindi indici di purezza più elevati”.
- Asm Brescia: l’analisi effettuate dall’Istituto Mario Negri sulle emissioni al camino, mostrano livelli di emissione di un ordine di grandezza inferiore ai limiti prefissati dalle norme vigenti, a dimostrazione che l’impiego delle più avanzate tecnologie di abbattimento fumi consentono un livello di rimozione di macroinquinanti (in mg/Nm3 – microgrammi per Newton per metro 3 d’aria) e microinquinanti (in ng/Nm3 – nanogrammi per Newton per metro 3 d’aria) estremamente elevato.
*A. Guareschi, Controllo delle emissioni e rapporti con la cittadinanza, II Congresso Naz.le Utilizzazione termica dei rifiuti, Abano Terme 1999.
da F. Asdrubali, G. Moncada Lo Giudice: "La termovalorizzazione
dei RIFIUTI SOLIDI URBANI. Aspetti energetici, tecnologici,
legislativi ed ambientali", La Termotecnica, novembre 2004