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La verifica sugli Obiettivi di Kyoto? Facciamola davvero. - Rinaldo Sorgenti -

Nonostante le evidenze dimostrino che nel nostro Paese siano stati fatti negli ultimi 5 anni più investimenti nel settore termoelettrico di tutti gli altri Paesi EU27 messi insieme, pare che la cosa non sia ai più nota ed anzi, anche recentemente, si invocavano verifiche di Governo per accertare se non fossero state “dilapidate” ulteriori ingenti risorse per rincorrere un obiettivo (fasullo) che però abbiamo forse eletto a “totem” ambientalista (Kyoto).

A mio parere, una domanda dovrebbe sorgere spontanea: “Ma come è possibile che:

• si siano fatti così tanti investimenti nel settore termoelettrico;
• che si utilizzi il gas METANO per produrre l’elettricità più di ogni altro Paese EU27 (addirittura più della Gran Bretagna che di gas METANO ne ha in abbondanza nel suo territorio);
• che il nostro sistema produttivo industriale sia considerato quello a più bassa intensità energetica (documenti della Direttiva “EMISSION TRADING”), se raffrontato appunto agli stessi impianti e settori in Europa;e poi l’Italia sia apparentemente “in ritardo” rispetto agli obiettivi di Kyoto ?”.
Non è che qualcuno ci ha gabbato e che ai “furbi” italiani sia stato affibbiato un obiettivo irrealistico ed assolutamente discriminatorio, che rende praticamente impossibile raggiungerlo e comunque drammatico per il nostro sistema produttivo riuscire poi a competere nel contesto globale?

Ed invece abbiamo chi quasi invoca gli ulteriori drammi che dovranno colpire i nostri vessati ed ignari consumatori (e chi se no?) sugli ulteriori aggravi di costo delle bollette elettriche per raggiungere un obiettivo tanto “inutile” ma ambizioso, che per la demagogia di chi lo decise ed accettò è stato attribuito al nostro Paese.

E’ ben evidente che in tutte le economie di mercato gli oneri, seppure ingiusti ed ingiustificati, che qualcuno ha deciso di caricare sulle nostre ahimè deboli spalle finiscano poi sul costo unitario del prodotto di cui necessitiamo per mantenere il nostro livello di benessere e sviluppo (appunto l’energia); dove altrimenti ?
Non osiamo pensare che la riflessione che abbiamo letto vaneggiasse di auspicabili cambiamenti verso un sistema ad “economia centralizzata” di sovietica memoria.

Se davvero teniamo al “prestigio del paese e dei suoi cittadini” (come si accenna nell’articolo) e vogliamo liberare le risorse per migliorare le condizioni di altri settori importanti della nostra società civile, basta recuperare un minimo di coerenza e rispetto, pretendendo di chiedere si una verifica, non al Governo locale ma bensì alla Commissione EU27, che dovrebbe imparzialmente sovrintendere agli interessi di tutti i cittadini europei. Ho posto varie volte questo interrogativo a vari interlocutori del settore e la risposta che invariabilmente viene data è che: “…E’ vero che siamo stati trattati male con il B.S.A. nel 1998, ma ormai (?) è stato fatto e dobbiamo rispettare gli impegni!” Forse ad alcuni tale risposta parrà logica, ma a me molto meno.

Allora, smettiamola di farci del male e di raccontarci le “favole di Bali” e, rialzando la testa (anche se un po’ rossi dalla vergogna di essere stati a suo tempo “beffati”), pretendiamo di ristabilire parametri corretti ed univoci per tutti.
I consumatori una volta tanto saranno lieti di non continuare a subire il famoso:“danno e poi la beffa”, anche se in questo caso la seconda è arrivata per prima.

Rinaldo Sorgenti