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Gli effetti dei cambiamenti climatici

La salute umana, i sistemi ecologici terrestri ed acquatici, i sistemi socioeconomici sono tutti sensibili sia all’entità che alla velocità dei cambiamenti climatici.
È probabile che molte regioni subiranno conseguenze negative, anche irreversibili, dai cambiamenti climatici, ma è anche probabile che alcuni degli effetti siano positivi e benefici.
Questo dipenderà molto dalla floridezza economica e dall’organizzazione istituzionale delle singole nazioni.
Infatti, di norma, sono più vulnerabili i paesi in via di sviluppo, dove le condizioni economiche e gli assetti istituzionali sono meno favorevoli.
Le più rilevanti conseguenze dei cambiamenti climatici riguardano i sistemi naturali ed in particolare gli ecosistemi terrestri ed acquatici ed i sistemi antropici come l’agricoltura, le risorse idriche, l’ambiente marino-costiero, la salute umana.

SUI SISTEMI NATURALI

Gli ecosistemi contengono tutto il patrimonio terrestre di biodiversità genetica e delle specie e costituiscono la fonte primaria della vita sulla terra e della sua evoluzione.
Nei processi ambientali, gli ecosistemi giocano un ruolo fondamentale nel ciclo del CARBONIO, riciclano i rifiuti, depurano le acque, controllano le inondazioni, i fenomeni di degrado del suolo e i processi
di erosione delle coste.
La composizione e la DISTRIBUZIONE geografica di molti ecosistemi (foreste, praterie, deserti, sistemi montani, laghi, zone umide, oceani, ecc.) tenderanno a trasformarsi a seconda di come le singole specie risponderanno ai cambiamenti climatici.
Nella fase di trasformazione e di adattamento, probabilmente si perderà molta della diversità biologica attualmente esistente.
Alcuni ecosistemi potrebbero non raggiungere un nuovo equilibrio, se non parecchie centinaia di anni dopo lo stabilizzarsi del nuovo assetto climatico.

Ecosistemi forestali:
si ritiene probabile che una notevole frazione dell’attuale superficie forestale della Terra (un terzo come valore medio globale) subirebbe consistenti variazioni delle principali tipologie di vegetazione. Queste variazioni saranno più pronunciate alle alte latitudini e più blande nella fascia intertropicale. I sistemi forestali potranno subire cambiamenti nella composizione delle specie, e cioè potrebbero scomparire interi tipi di foresta ed insediarsi nuove associazioni di specie vegetali, e dunque nuovi ecosistemi.
Ecosistemi montani e di alta quota: la vegetazione collinare e montana tenderebbe a spostarsi verso quote più elevate; alcune specie che non hanno possibilità di spostarsi più in alto, perché già in vetta alle montagne, potrebbero estinguersi a causa della scomparsa del loro habitat.
Ecosistemi desertici della fascia subtropicale: tenderanno ad essere probabilmente più estremi; gli aumenti di temperatura potrebbero rappresentare una minaccia per organismi che vivono quasi al limite della tolleranza al calore.
Si innescherebbero, invece, processi di desertificazione nelle zone temperate del pianeta dove attualmente sussistono condizioni di siccità ed il suolo è già in fase di degrado.
Ecosistemi acquatici lacustri e fluviali: il riscaldamento del clima produrrebbe effetti sia alle alte latitudini, dove aumenterebbe la produttività biologica, sia alle basse latitudini, al confine degli ambienti di vita delle specie di acqua fredda, dove, invece, aumenterebbe l’estinzione delle specie.
Ecosistemi marini: a causa della variazione del livello del mare, sono questi i sistemi che subirebbero maggiori conseguenze, soprattutto in termini di perdita della biodiversità. I rischi maggiori saranno corsi da quelli marino-costieri come le paludi salmastre, dagli ecosistemi a mangrovie, dalle zone umide costiere, delle spiagge sabbiose, dalle scogliere coralline, gli atolli, ed i delta fluviali.

SULL’AGRICOLTURA
I cambiamenti climatici indurranno, con ogni probabilità, variazioni consistenti nelle rese agricole e nella produttività, modificando pertanto l’attuale quadro mondiale di produzione alimentare.
La produttività agricola dovrebbe aumentare in alcune aree, soprattutto alle alte latitudini, dove le condizioni climatiche sono attualmente sfavorevoli, e diminuire in altre, specialmente alle basse latitudini della fascia tropicale e subtropicale.
Tenuto conto della DISTRIBUZIONE mondiale dei Paesi ricchi e dei Paesi poveri, i cambiamenti climatici favorirebbero i primi per quello che riguarda la produzione agricola e agroalimentare.
Gli studi finora condotti mostrano che, in totale, la produzione agricola mondiale potrebbe rimanere la stessa di quella attuale, nonostante i cambiamenti climatici previsti.
A questa conclusione si è giunti però senza tener conto degli effetti derivanti eventuali da variazioni delle infestazioni di parassiti o di altre conseguenze negative sull’agricoltura collegate con i cambiamenti
climatici, effetti estremamente difficili da valutare.

SULLA SALUTE UMANA
Anche se prevedere le conseguenze sanitarie dei cambiamenti climatici è molto difficile, perché l’eventuale incremento delle affezioni indotte dal riscaldamento terrestre dipende da numerosi fattori, che coesistono ed interagiscono tra loro, molti studiosi concordano che i cambiamenti climatici potrebbero produrre effetti indiretti sulla salute umana.
In particolare è prevedibile un aumento della diffusione di malattie infettive trasmesse direttamente da microrganismi, insetti o altri ospiti intermedi (malaria, tenia, febbre gialla, alcuni encefaliti virali, ecc.), a causa di una maggiore DISTRIBUZIONE geografica e di migliori condizioni di sopravvivenza per questi organismi.
Secondo alcune valutazioni, la malaria si diffonderebbe anche nelle zone temperate delle medie latitudini con una incidenza maggiore del 10-15% per anno (circa 50-80 milioni di casi in più ogni anno).
Temperature elevate ed una maggiore FREQUENZA di precipitazioni alluvionali potrebbero favorire anche la maggior diffusione di malattie infettive trasmesse per contagio come la salmonellosi, il colera ed altre.

SULLA RISORSA ACQUA
Secondo le previsioni, una quantità compresa fra un terzo e la metà dell’attuale massa glaciale potrebbe scomparire nei prossimi cento anni. La riduzione dell’estensione dei ghiacciai e dello spessore della copertura nevosa influirebbe anche sulla DISTRIBUZIONE stagionale dei flussi idrici e quindi sulla disponibilità di acqua per gli usi civili, industriali, per la produzione idroelettrica e per l’agricoltura.
Poiché i cambiamenti climatici produrranno una accelerazione ed una intensificazione del ciclo globale dell’acqua, le conseguenze sulle risorse idriche regionali potrebbero essere assai rilevanti.
Variazioni della quantità totale, FREQUENZA ed intensità delle precipitazioni influiranno direttamente sull’entità e sui tempi di deflusso delle acque pluviali, nonché sui fenomeni di siccità e
sulle alluvioni. Paradossalmente ci sarebbe maggior quantità d’acqua nelle zone dove attualmente le risorse idriche sono già abbondanti e minor quantità d’acqua dove attualmente la carenza di risorse idriche è già un grave problema.

SULLE ZONE COSTIERE
Poiché il livello medio del mare tenderà a crescere in conseguenza dei cambiamenti climatici, alcune popolazioni costiere potrebbero subire impatti particolarmente significativi a seguito delle inondazioni e delle perdite di territorio dovute all’erosione.
Secondo le valutazioni esistenti, attualmente circa 46 milioni di persone corrono ogni anno il rischio di inondazioni.
Se non saranno avviate idonee azioni per adattarsi ai cambiamenti, già nella situazione demografica attuale, l’innalzamento medio previsto di 50 cm del livello del mare metterebbe a rischio circa 100 milioni di persone. Il rischio è particolarmente elevato per le piccole isole e per i delta fluviali e le perdite di territorio stimate oscillerebbero da 0,05% per l’Uruguay, 1% per l’Egitto e 6% per l’Olanda, fino al 17,5% per il Bangladesh e addirittura fino all’80% circa per l’atollo Majuro nelle Isole Marshall.

IN ITALIA
Il Ministero dell’Ambiente in collaborazione con la Columbia University di New York e il Goddard Space Institute della Nasa ha elaborato gli scenari dei futuri impatti dei cambiamenti climatici nell’area mediterranea: l’innalzamento del livello del mare è uno degli effetti più critici e sensibili per l’Italia.
Le stime più affidabili prevedono un aumento del livello del mare tra i 25/30 cm entro il 2050.
A questo aumento del livello del mare è legato il rischio di inondazione per almeno 4.500 km2 di aree costiere e pianure.
Venezia, in particolare, è considerata una delle aree urbane più esposte
a tale rischio.
Questo fenomeno dovrebbe produrre effetti differenziati in quanto il territorio italiano è, dal punto di vista geologico, “giovane” e quindi ancora in movimento.
Il Sud Italia, infatti, ha tendenza a sollevarsi, e quindi gli eventuali effetti dell’innalzamento del livello del mare sarebbero mitigati.
Per quello che riguarda il Nord Italia, invece, vi è una tendenza opposta e quindi si avrebbero maggiori rischi di inondazione, in particolare per la Pianura Padano-Veneta, la Versilia
e la pianura di Fondi e Pontina.


Altri effetti del CAMBIAMENTO CLIMATICO per l’Italia riguardano l’aumento di temperatura e quindi il rischio di desertificazione per alcune zone del paese, e la diminuzione, già in atto, dell’estensione dei ghiacciai nazionali.


Tratto da ENEA "Clima e Cambiamenti Climatici"