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Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

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È trascurabile il rischio di maree nere con conseguenze catastrofiche? - Giuseppe Mureddu -

Di fronte alla situazione, tutt'altro che tranquillizzante, è sorprendente l'atteggiamento generale nei confronti delle grandi maree nere verificatesi in anni recenti: gli incidenti che ne sono stati la causa vengono considerati come irripetibili nel Mediterraneo o come se appartenessero ad un altro mondo.

Ad esempio, non è stato neppure percepito che le incredibili circostanze e le modalità di un incidente di un tanker senza destinazione precisa come il Kargi (al largo delle coste atlantiche del Marocco nel gennaio 1990), avrebbe potuto facilmente verificarsi in prossimità delle acque mediterranee algerine, marocchine, etc..

Lo stesso incidente della petroliera Haven, che nell'aprile 1991 rischiò di provocare una catastrofe ecologica nel mar Ligure in un tratto di costa ad alta intensità di insediamento umano, è stato erroneamente considerato come l'effetto di cause occasionali, mentre di occasionale c'è stata soltanto la concomitanza di circostanze favorevoli; pochi hanno collegato quell'evento drammatico con il fatto che nei 15 porti petrolieri italiani la movimentazione di solo greggio si avvicina ai 2 milioni di barili al giorno (circa 100 milioni di tonnellate l'anno), di cui quasi il 65% nei quattro porti maggiori.

Gli stessi incidenti dell'Erika e della Prestige, la cui vicinanza è stata vivamente avvertita dalle popolazioni europee, e non solo da quelle direttamente investite, sembrano comunque dileguarsi rapidamente nell'immaginario collettivo mediterraneo, ricacciate in una lontananza indefinita oltre le colonne d'Ercole.

In generale non si ha ancora la consapevolezza che il rischio di incidenti nel Mediterraneo è non solo alto, ma anche sistematico, dal momento che esso è funzione di cause strutturali: aumento della quantità di petrolio movimentato, inadeguatezza delle strutture e degli standard di sicurezza portuali, lentezza nell’adozione e attuazione delle norme internazionali.

In che misura si è preparati a un'emergenza? Quali sono i maggiori problemi organizzativi che si possono prevedere?

L'ipotesi di evenienza di una marea nerea nel Mediterraneo, pur essendo stata oggetto di considerazione solo in anni recenti, è divenuta fonte di studi e programmi operativi, ma il grado di accuratezza con il quale è stata trattata è tutt'altro che tranquillizzante.

Esiste per l'Italia un piano di emergenza o di pronto intervento, che dovrebbe essere coordinato dal Ministero della Marina Mercantile, ma la sua lettura è tutt'altro che rassicurante, sia per la genericità delle indicazioni, sia perché le strutture che dovrebbero assicurarne la realizzazione non sembrano essere state pienamente attivate.

Una novità di questo Piano è la classificazione delle zone costiere e delle zone di mare prospicienti le coste nazionali, secondo il grado di rischio di INQUINAMENTO petrolifero.

Tale classificazione, che è stata effettuata considerando le diverse aree, viene qui di seguito riportata.

Tratto dal Libro: "Traffico Petrolifero e Sostenibilità Ambientale".
Co-Autore Prof. Ugo Bilardo