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Barack Obama e la sua “New Energy for America” - Agi Energia -

Il piano energetico di Barack Obama e del suo vice Joe Biden poco si discosta dalle proposte elettorali avanzate a inizio campagna elettorale.

Riduzione della dipendenza dall’importazione di fonti fossili, lotta al CAMBIAMENTO CLIMATICO, riduzione dei GAS SERRA e promozione dell’EFFICIENZA ENERGETICA, costituiscono il corpus del progetto del candidato democratico.

Ma se sostanzialmente il quid non è cambiato, sul “come” raggiungere tali obiettivi sono state avanzate delle nuove ricette.

Prezzi della benzina nettamente superiori rispetto all’anno precedente (nonostante la riduzione degli ultimi due mesi), e la crescente insoddisfazione da parte dei consumatori americani, unitamente a una congiuntura economico-finanziaria di recessione, hanno costretto Obama a ripensare la sua contrarietà  in materia di nuove trivellazioni offshore negli Stati Uniti, allineandosi così in parte alle posizioni del suo avversario.

Ma vediamo nel dettaglio le principali posizioni in materia di energia dell’esponente democratico.

• Misure di breve termine contro il rialzo dei prezzi alla pompa

Per ridurre l’emergenza del rialzo dei prezzi dei prodotti finiti, il piano prevede tre principali misure. Con la prima si richiede alle compagnie petrolifere di condividere parte dei loro windfall profit, conseguiti in ragione dell’alto livello dei prezzi, con i consumatori americani, nella misura di 500-1.000 dollari, a seconda se si tratti di singoli individui, o nuclei familiari.

La seconda consiste nell’emanazione di una legislazione che vigili sulla speculazione energetica. La terza, infine, prevede l’utilizzo delle RISERVE strategiche di petrolio leggero, da sostituire con greggio pesante solforoso.

 • Incentivazione della produzione interna

Trivellare offshore “potrebbe” contribuire in modo significativo ad aumentare la produzione interna di gas e petrolio. A tal fine è richiesto un impegno per l’eliminazione degli ostacoli di carattere infrastrutturale, oltre che un comportamento diligente da parte delle compagnie petrolifere, le quali o utilizzano le loro licenze di trivellazione o le concedono ad altre compagnie.

Si tratta comunque di un ammorbidimento considerevole delle posizioni di Obama, prima nettamente contrario alle attività di drilling onshore, il quale non manca di incoraggiare piuttosto uno sfruttamento più massiccio dei campi esistenti.

• Minore dipendenza dalle importazioni di fonti fossili

Diminuire il peso delle importazioni di idrocarburi da paesi instabili come il Medio Oriente, o particolarmente riottosi nei confronti degli Stati Uniti, come il Venezuela di Chavez, diventa una priorità improrogabile per la sicurezza americana.

Un maggior grado di indipendenza energetica deve pertanto essere raggiunto attraverso:

  • Uso delle risorse RINNOVABILI: 10% dell’energia elettrica entro il 2012 dovrà essere prodotta da FONTI ALTERNATIVE (geotermica, eolica, solare)
  • Commercializzazione di tecnologia a bassa emissione di CARBONIO
  • Ricorso al nucleare: Espansione dell’utilizzo di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica ma a patto che venga rispettato il diritto del pubblico all’informazione; che si garantisca la sicurezza del combustibile e delle scorie; che si controlli l’immagazzinamento di queste ultime e che si vigili sulla proliferazione incontrollata.

• Riduzione delle emissioni di GAS SERRA

Più ambizioso del suo avversario, Obama auspica una riduzione delle emissioni dell’80% entro il 2050 secondo i livelli del 1990, al di sotto dei limite raccomandato dagli scienziati.

A tal fine dovrà essere implementato un sistema di cap-and-trade, che fissi una soglia minima in base alla quale le imprese che inquinano dovranno comprare i permessi per farlo, mentre quelle virtuose potranno anche venderli. Anno per anno, però, il numero di permessi sarà progressivamente diminuito.

Una parte delle risorse ricavate dalla VENDITA dei permessi (circa 15 miliardi di dollari all’anno) sarà destinata alla formazione di personale specializzato, al sostegno alle imprese per la promozione di tecnologie a minor impatto ambientale, allo sviluppo di una nuova generazione di biofuels.

Gli Stati Uniti, inoltre, prenderanno l’impegno di lavorare nella lotta ai cambiamenti climatici in collaborazione con le istituzioni internazionali, le compagnie petrolifere e i paesi del G8 più Brasile, Cile, India e Messico.

• Promozione dell’EFFICIENZA ENERGETICA

Sono previsti investimenti di 150 miliardi di dollari in dieci anni per accelerare l’EFFICIENZA ENERGETICA, l’impiego di FONTI ALTERNATIVE, la commercializzazione di auto ibride e gli investimenti per migliorare la rete elettrica nazionale.

Quanto al raggiungimento di una maggiore EFFICIENZA ENERGETICA è stato previsto l’obiettivo di rendere più efficienti gli edifici esistenti di un 25% e quelli di nuova costruzione di un 50% entro il prossimo decennio, e di costruire, poi, edifici “carbon neutral” entro il 2030.

Viene incentivata, inoltre, la commercializzazione di tecnologie pulite, l’utilizzo di lampade ad alta EFFICIENZA, e la riduzione del 15% nei prossimi 10 anni del consumo di elettricità grazie all’utilizzo di reti di TRASMISSIONE più efficienti.

• RISPARMIO ENERGETICO nel settore dei trasporti

Nel piano di Obama, nel settore dei trasporti sono stati previsti miglioramenti negli standard di EFFICIENZA dei carburanti di circa un 4% annuo, oltre incentivi per arrivare a un milione di auto ibride sulla strada entro il 2015.

Si tratta comunque di un piano di incentivazione che non andrebbe a scontrarsi con gli interessi dei produttori automobilistici nazionali (critica mossa dai repubblicani), i quali invece godrebbero direttamente di sgravi fiscali, e indirettamente del credito d’imposta concesso agli acquirenti di queste vetture.

• Promozione dei BIOCARBURANTI

Un atteggiamento di sostegno verso i BIOCARBURANTI ha contraddistinto da sempre la politica di Obama: l’incoraggiamento dato al consumo di etanolo gli ha fatto incassare anche delle pesanti critiche.

Nel piano si auspica una produzione interna di biofuels fino a 60 miliardi di galloni entro il 2030.

• Utilizzo del carbone

Obama si dice favorevole all’utilizzo di un carbone pulito, purché produca una percentuale di emissioni di ANIDRIDE CARBONICA inferiore di un 20% rispetto alle altre fonti convenzionali.

Propone però che vengano fermate le nuove costruzioni di centrali a carbone, bandendo anche l’utilizzo delle installazioni tradizionali.

Quella proposta da Barack Obama si presenta quindi come un’economia “verde” che, – così come  spiegato dettagliatamente  nel programma – dovrebbe avere effetti positivi sia per il paese con una minore ESPOSIZIONE dall’estero in termini di sicurezza e cinque milioni di nuovi posti di lavoro; sia per l’ambiente e il clima, con un maggior impegno in materia di riduzione di emissioni di CO2.

Tratto da Agi Energia