
Cristina Corazza dopo “Oro nero, conti in rosso”, del 2005, dove si raccontavano i cambiamenti nel grande gioco del petrolio, le variabili, gli impatti, i rischi ambientali e finanziari, di quella corsa al rialzo delle quotazioni che, in fondo, era solo agli inizi, torna sul tema energetico scrivendo proprio del fratello, ormai non più minore, del petrolio: il GAS NATURALE.
“La guerra del gas”, il cui sottotitolo è “I nuovi padroni dell’energia, i rischi per l’Italia e l’Europa” è un lavoro a metà tra il romanzo (un war novel dove al posto dei soliti protagonisti in carne e ossa ci sono società e stati) e il “manabile” del GAS NATURALE (nuovo petrolio, per l’appunto, preziosa risorsa che nutre le moderne economie).
L'episodio, che molti ricorderanno, della controversia tra Mosca e Kiev, scoppiata il giorno di Natale del 2005 con l’ultimatum della russa Gazprom al governo dell’Ucraina, in cui si minacciava l’embargo, la sospensione delle forniture, se non fosse stato accettato l’aumento (notevole) del prezzo del gas, fa da incipit al libro e permette all’autrice di accompagnare anzi catapultare il lettore, anche, e in special modo, quello non esperto, in media res proprio nel complesso intreccio di problemi che ruotano intorno al METANO.
Il contesto è diverso e ancor più complesso rispetto a quello del petrolio, sia per le caratteristiche e il peso degli attori in campo – dove spicca la presenza determinante della seconda potenza politica e militare mondiale – sia per una serie di elementi in apparenza eterogenei, ma tra loro strettamente connessi: i gasdotti che legano acquirenti e fornitori, i colossali investimenti e i lunghi tempi per realizzarli, i contratti di lunga e lunghissima durata, che da sempre caratterizzano il mondo del gas.
“Un nuovo Grande Gioco dalle variabili quanto mai complesse”, scrive Corazza, le RISERVE, infatti, sono concentrate nelle gran parte dei casi in Paesi ad alto rischio o nei quali l’accesso alla ricerca e allo sfruttamento è reso difficile alle società internazionali. “Una lotta senza esclusione di colpi” combattuta sullo scacchiere mondiale dove i rapporti di forza fra le grandi compagnie internazionali, eredi delle Sette sorelle, e i Paesi produttori con le loro compagnie nazionali (davvero utili le schede di approfondimento, sulle varie NOC – National Oil Companies e sulle parole chiave del settore) si sono invertiti.
“Un ring affollato” dove vecchi e nuovi burattinai: da Gheddafi a Chavez, da Ahmadinejad a Nyazov ben consapevoli di custodire le RISERVE maggiori nei loro Paesi (Libia, Venezuela, Iran e Kazakhstan) usano tutte le leve di cui dispongono, dove la logica del dividi et impera la fa da padrona. Dove i nuovi agguerriti concorrenti si fanno sempre più temibili, giganteschi e sempre più “affamati” di gas come Cina e India.
L’autrice così, con questa avvincente (e utile) ottica pugnante, spiega temi e criticità del composito universo del GAS NATURALE: dalla vitale “ragnatela” dei gasdotti, con i suoi complicati contratti take or pay, all’entità delle RISERVE, dal GNL allo STOCCAGGIO, dal nodo degli investimenti alla crescita dei costi, dai matrimoni d’interesse al patriottismo energetico; l’attenzione e la curiosità dei lettori sono garantite.
Anche perché in fondo alla filiera, c’è proprio lui: il lettore-consumatore. Cosa fare dunque per tutelarlo, visto che si trova in un mondo, quello europeo, che si presenta spesso debole e diviso sul fronte del gas. È necessario, conclude Corazza, uno sforzo di elaborare una politica comune verso i produttori, contemperando due obbiettivi entrambi cari a Bruxelles: la liberalizzazione del mercato e la sicurezza delle forniture.
“I Paesi europei non sono in grado di affrontare da soli, in ordine sparso, le sfide geopolitiche incombenti nel mondo dell’energia; ma la necessità di parlare con una voce sola (a single voice) si scontra con una realtà che vede diversi Stati membri alla ricerca, talvolta affannosa, di fornitori sicuri, di nuovi contratti e fonti di approvvigionamento”. È indispensabile, quindi, unire gli sforzi, portare le questioni, risolvere i problemi nell’alveo dell’Europa, anche perché altrimenti si fa proprio il gioco degli “sceicchi dell’oro azzurro”.
Tratto da Agi Energia