La questione energetica è sempre più al centro del dibattito pubblico. L’intersezione tra l'esigenza di garantire un'offerta energetica che sappia essere competitiva, abbondante e sostenibile dal punto di vista ambientale e l’obiettivo della sicurezza degli approvvigionamenti è una delle sfide, se non la sfida per eccellenza, che governi, organizzazioni internazionali e mercati sono chiamati a risolvere nei prossimi anni.
Inoltre, le caratteristiche peculiari del settore energetico fanno sì che le scelte di oggi siano cruciali per i decenni a venire: il combinato disposto tra alta intensità di capitale degli investimenti, l’impatto delle infrastrutture sul territorio, la loro dimensione internazionale tracciano il perimetro di un problema che è, al tempo stesso, economico e geopolitico, finanziario ed ecologico.
La complessità della questione è tale da rendere quanto mai incerto e imprevedibile il futuro. E, come sempre, all’incertezza si accompagnano due tipi di reazioni: la paura e il catastrofismo da un lato, la spavalderia e l’incoscienza dall’altro.
A questi due mostri – Scilla e Cariddi della politica energetica – non si può sopravvivere cercando di trovare una strada sulle carte approssimative dell’ideologia, che conducono per sentieri perigliosi e non ammettono l’esistenza di secche o di tempeste, salvo poi cercare di giustificarle ex post.
L'unica bussola può essere quella dei fatti. Interpretarla non è facile o scontato. Per questo, la pubblicazione di un libro come “Il rebus energetico” di Alberto Clô (Il Mulino, 232 pagine, 15 euro) è provvidenziale: l’economista bolognese ricostruisce la trama e l’ordito della questione energetica, indicando opportunità e rischi, false soluzioni e dilemmi veri.
Clò non fornisce, al termine del suo excursus, una risposta alle tante domande che pone nel suo volumetto breve e denso. Piuttosto, si sforza di denunciare gli errori compiuti perché la storia ci sia maestra.
L'analisi di Clô pone delle questioni fondamentali, a partire da quella che potremmo definire come l’architrave del dilemma energetico: tutti sanno e tutti dicono che, per soddisfare la fame crescente di energia che il mondo sta sprigionando, servono investimenti.
Gli investimenti, però, faticano ad arrivare: non giungono nella misura attesa dal settore privato né quello pubblico sembra voler supplire a questa mancanza; il mercato, che pure da tanti punti di vista ha rappresentato una svolta positiva, non pare sotto questo profilo determinare gli esiti sperati, ma neppure le politiche pubbliche oggi sono paragonabili – per efficacia e comprensione, nel bene e nel male – a quelle di ieri.
Partiamo con un sunto del capitolo dedicato alla latitanza degli investimenti, di cui proponiamo un estratto. Abbiamo chiesto un commento a due esperti di peso: Enzo Di Giulio di Eni Coporate University e Luigi De Paoli dell’Università Bocconi.
Faremo lo stesso con altre questioni aperte da Clô e con altri studiosi. Speriamo non di dare una risposta, ma di aiutare a porre le domande corrette.
Tratto da Agi Energia