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Perché le fusioni settore energetico? - Agi Energia -

Nell’ultimo decennio si è assistito a una profonda trasformazione del settore energetico comunitario, migrato dal paradigma del monopolio naturale verso la creazione di un mercato unico europeo e verso l’apertura ai clienti finali. In un contesto normativo e politico così dinamico, anche le maggiori imprese comunitarie attive nel settore dell’energia hanno rivisto le proprie strategie di crescita, orientandosi sempre più verso le operazioni di concentrazione, cioè verso la crescita esterna.

Le fusioni tra compagnie energetiche degli ultimi anni possono essere distinte, a seconda della loro estensione geografica, in operazioni nazionali, intracomunitarie ed extracomunitarie.

Le fusioni entro i confini dimensioni domestici sono operazioni spesso supportate dai governi nazionali, poiché contribuiscono alla creazione di un grande player nazionale in un settore strategico come quello dell’energia. Le maggiori dimensioni fungono poi da “arma di difesa”, rendendo improbabile una scalata ostile da parte di un gruppo straniero. In questo senso, di recente, il governo spagnolo ha ipotizzato una concentrazione tra Iberdrola e Gas Natural.

Come è facile intuire, le operazioni intracomunitarie interessano invece società attive in due o più Stati membri, che cercano di guadagnare lo status di “operatore pan-europeo” per competere in modo efficace in un possibile mercato unico dell’energia e per espandere le proprie attività.

Terza categoria è quella delle operazioni in paesi extra-UE, dal Sudamerica alla Russia, dall’Asia all’Australia, tramite le quali le imprese europee vanno a caccia di nuovi clienti e di nuovi mercati di sbocco su cui vendere la propria energia e i propri servizi.

In modo similare, le principali operazioni possono poi essere classificate in base alle attività delle società coinvolte nel processo di aggregazione in concentrazioni orizzontali, concentrazioni verticali e concentrazioni interfiliera tra elettricità e gas.

Con le operazioni orizzontali le parti aggregano le proprie attività per espandere il proprio peso e le proprie dimensioni nel mercato in cui sono già attive, cercando di perseguire possibili economie di scala. Inoltre, la crescita esterna orizzontale diviene una strategia aziendale finalizzata non solo alla difesa da possibili scalate ostili, ma anche ad acquisire quel potere contrattuale necessario per (ri)negoziare al meglio le clausole di fornitura con i maggiori esportatori di materie prime.

Nel caso delle operazioni verticali, le parti mirano a una crescita lungo la filiera del settore. A seguito della separazione verticale tra i diversi stadi della supply chain, le società energetiche hanno risposto con il consolidamento verticale delle proprie attività, così da recuperare almeno parte delle economie di integrazione, di coordinamento e di transazione che si sono perse con la separazione verticale della filiera.

Un terzo tipo di fusioni è quello delle convergence mergers, ossia tra società prevalentemente attive nel settore gas e nel settore elettrico. La convergenza elettricità/METANO è favorita anzitutto dalla sempre maggiore dipendenza del settore elettrico dagli approvvigionamenti di GAS NATURALE, in virtù di un parco di generazione che conta sempre più sulle centrali a gas. Inoltre, una seconda spinta all’integrazione delle attività dei due mercati viene dalla loro apertura ai clienti finali, poiché i consumatori hanno mostrato in queste prime fasi un particolare interesse verso le offerte dual fuel (contratti di fornitura di gas ed elettricità da parte di un unico venditore).

Tratto da Agi Energia