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Io, rifiuto - Agi Energia -

Mi hanno gettato. Sapevo che sarebbe finita così. Da quando Carminiello mi ha scartato, la notte di Natale, non gli sono mai andato a genio.

Subito a tentare di smontarmi, a mettermi nell’acqua nonostante andassi a pile. E infatti non ci sono mai andato, i fili mi si sono bagnati, il meccanismo s’è inceppato.

Per due o tre settimane gli sono andato bene anche così, facevo “numero”, ero pur sempre uno dei doni ricevuti per la nascita del Bambinello e poi, a buttarmi via, zia Mariuccia ci sarebbe rimasta male.

Così Carminiello m’ha tenuto, per distruggermi del tutto. Pezzo a pezzo mi ha tolto prima le ruote, poi l’antenna, poi m’ha sfondato persino il parabrezza. Per la Befana ero già un rottame buono soltanto per la pattumiera.

Ci sono finito cinque giorni più tardi, dopo essere rimasto parcheggiato in un cesto a domandarmi se fosse quello il destino di ogni giocattolo.

Nella pattumiera ci sono restato poco, comunque. Dopo un po’, tra bucce d’arancia e cocci di bottiglia, ho cominciato il mio viaggio.

Il trenino della busta accanto dice che non resteremo a Napoli, ma che ci porteranno lontano. Un netturbino pare abbia parlato della Germania.

In questi giorni la “munnezza”, come la chiamano qui, non si sa più dove mandarla. Già, anch’io sono “munnezza” e come tutta l’altra “munnezza” del quartiere sono rimasto in strada per quattro giorni. Un gruppo di ragazzini s’è messo a prenderci a calci per giocare, sono tutto un livido.

A un certo punto la madre di uno di loro è scesa da un palazzo e ha gridato al figlio di lasciarci perdere, che facciamo schifo. Belli voi, siete. Poi sono arrivati i soldati, ma non quelli di piombo, quelli veri.

Ci hanno caricato su alcuni grossi camion e ci hanno portato via. Nel frattempo l’arancia accanto a me, o meglio quel che ne rimane, ha cominciato a puzzare peggio d’un morto.

La bottiglia rotta, invece, m’ha tagliuzzato dappertutto. Ma non potevano separarci, e mandare me in un più dignitoso cimitero dei giocattoli di plastica, anziché destinarci tutti alle fosse comuni? Qualcuno dice addirittura che ci bruceranno in forni crematori.

Chissà se è vero. Intanto ci hanno portati a Giugliano, dove c’è un impianto “CDR” in grado di trasformarci in una macchina da soldi, pare che la sigla stia per “combustibile da rifiuto”. Ci separeranno e poi ognuno per la sua strada o bruceranno anche me, allora? Ma non lo sanno che non sono biodegradabile?

Non ci hanno separati. Soltanto sminuzzati, e infatti mi sento un po’ a pezzi. Non è un modo di dire. La cosa peggiore è che la buccia m’è rimasta “azzeccata” addosso e ora puzzo peggio di lei.

È passata una settimana, a parte l’odore insopportabile e le fratture, non è successo molto altro. Avremo fatto qualche decina di chilometri, altro che paesi lontani: ho sentito uno che, bestemmiando, diceva che stavamo andando a Taverna del Re, in una piazzola.

L’unica cosa è che adesso dicono che siamo “ecoballe”, sarà un modo carino per dire che ci hanno tutti strizzati a morte. Prima è arrivato un camion, c’erano quelli della nettezza urbana che discutevano su dove portarci, c’era pure un tizio che dava ordini, forse era uno dell’esercito.

Dicevano che in Sardegna non ci potevamo andare perché ai tifosi del calcio non piacciamo. Peccato, non mi sarebbe dispiaciuto farmi un bel bagnetto da quelle parti. In Sicilia nemmeno ci vogliono.

Al nord, dove dicono che quelli come noi li bruciano in un batter d’occhio e chi s’è visto s’è visto, non vogliono nemmeno sapere come siamo fatti. Comincio a ringraziare di non essere finito in una discarica di Brescia o di Milano, a quest’ora m’avrebbero bruciato vivo (si fa per dire).

Alla fine, però, sul camion ci hanno caricato lo stesso, ho sentito un’altra volta dire che la nostra meta è la Germania, ché in Italia non ci vuole nessuno. In fondo li capisco, che se ne fanno di un’automobilina rotta e di una buccia d’arancia puzzolente? Valli a capire, ‘sti tedeschi. Ma non erano maniaci della pulizia? Auf Wiedersehen.

Tratto da Agi Energia