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La class action degli ecoscettici contro Al Gore - Agi Energia -

Se John Coleman, l’uomo della pioggia, dice che dovremmo chiedere i danni ad Al Gore e ai suoi sostenitori per averci spaventato a morte senza un perché, allora è segno che il consenso unanime all’idea che moriremo tutti di caldo a causa del global warming ha i giorni contati.

Coleman non è uno scienziato. In un certo senso, è molto di più. È l’uomo che ha fondato il canale tv, The Weather Network, che nessuno si sogna di non guardare almeno un paio di minuti, in Nordamerica, prima di uscire di casa. E poco importa che sia pieno inverno o che la primavera abbia già fatto sentire i suoi benefici effetti sul clima.

Invitato a parlare alla prima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici organizzata dall’Heartland Institute a New York tra il 2 e il 4 marzo, Coleman non si è lasciato sfuggire l’occasione e ha ribadito quel che aveva già detto pochi giorni dopo l’annuncio del premio Nobel per la pace all’ex vicepresidente americano: e cioè che le tesi sue e dell’IPCC, la commissione ONU che studia gli effetti dei cambiamenti climatici, sono –semplicemente – false.

E che, pertanto, l’ex braccio destro di Bill Clinton andrebbe trascinato in un’aula di tribunale perché un giudice possa fargli pagare i danni dovuti alla sua propaganda ambientalista. Danni psicologici, economici, persino ambientali.

Il fondatore della tv meteo americana non è stato che uno dei tanti ospiti del convegno organizzato dall’Heartland e che ha visto partecipare 52 pensatori da tutto il mondo, tra i quali l’italiano Istituto Bruno Leoni.

Oltre cinquecento esperti tra economisti, climatologi, meteorologi e analisti politici hanno preso parte alla tre giorni newyorchese, che si è conclusa con la pubblicazione di un documento, la “Dichiarazione di Manhattan”, nel quale si mette in evidenza come non esista un consenso univoco nella comunità scientifica sull’effettiva consistenza di un fenomeno di surriscaldamento globale e che, seppure questo fosse reale, non è affatto detto che a causarlo sia stata l’attività umana (e quindi industriale).

In realtà, come hanno spiegato quasi tutti gli esperti convenuti nella metropoli statunitense, una delle ipotesi più accreditate è che il riscaldamento del pianeta – peraltro limitato a meno di un grado centigrado nell’ultimo secolo, in media – sia riconducibile all’aumento delle temperature medie degli oceani dovuto all’acutizzarsi del fenomeno di El Niño e all’epilogo di un’intensa attività solare.

Tra qualche anno, hanno sottolineato numerosi esperti, probabilmente il ciclo solare invertirà la propria tendenza, portando a un raffreddamento medio della superficie terrestre.

Ma se le opinioni degli scienziati, tutt’altro che nuove, difficilmente garantiranno un successo pari a quello di Al Gore alle tesi opposte, cioè quelle degli ecoscettici, diverso potrebbe essere il discorso per alcuni interventi “eccellenti”, come quello nazionalpopolare di un John Coleman o quello, politicamente scorrettissimo, del presidente ceco Václav Klaus.

“Quello che vedo – ha sottolineato il capo di stato europeo – è una pericolosa miscela di irresponsabilità, wishful thinking, una qualche forma di maltusianesimo (la teoria per cui le risorse sono finite, ndr), una buona dose di cinismo da parte di chi ritiene di stare abbastanza bene e la forte convinzione nella possibilità di cambiare la natura umana attraverso un progetto politico radicale”.

Per l’uomo forte di Praga, “non si tratta tanto di una battaglia per affermare una visione climatologica, ma di una battaglia di libertà”.

La libertà di affermare le esigenze dello sviluppo economico e della civiltà contro la tendenza dell’ambientalismo mondiale a sacrificare il benessere economico dei paesi più avanzati in nome della lotta al CAMBIAMENTO CLIMATICO. Un cambiamento che – se Klaus, Coleman e tanti altri avessero ragione – forse nemmeno c’è.

Tratto da Agi Energia