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Creato da Vittorio M. Canuto « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

L'esame di maturità a Berlino - Vittorio Canuto -

La guerra fredda è finita ed il nostro pianeta si sta riscaldando: i due fatti, anche se non necessariamente correlati da una relazione di causa ed effetto, sono veri.

Ce lo dicono i politici ed i climatologi, due categorie di persone che devono trattare problemi usualmente aleatori, spesso stocastici, raramente deterministici e meritano quindi tutto il nostro appoggio.

Il nostro pianeta sembra essere entrato nell'era dell'EFFETTO SERRA. Andiamo con ordine. Nel 1824, il Barone Jean Baptiste Fourier, noto sopratutto per le famose “serie matematiche”che portano il suo nome, ma che, apparentemente non soddisfatto, decideva di inventare la teoria del calore.

A proposito di quest'ultima materia egli disse che "Il problema delle temperature terrestri, uno dei più importanti e più difficili dei tutta la filosofia naturale, si compone di elementi assi diversi che devono essere considerati sotto un punto di vista generale".

Fourier coniò il termine EFFETTO SERRA per descrivere in modo generosamente bucolico, un processo che, se lasciato inatteso, porterà ad un pianeta abbrustolito da siccità pari a quelle africane. Sarebbe più salutare chiamarlo “Effetto Stufa”, come in portoghese.

L'evento storico successivo è del 1899 quando Svante August Arrhenius (Premio Nobel per chimica nel 1903) calcolò nella sua tesi dottorale, con l'aiuto di quello splendido computer che era il suo cervello, che un raddoppio del contenuto di ANIDRIDE CARBONICA (CO2) dell'atmosfera porterebbe ad un aumento della temperatura terrestre di circa 8°C.

Non successe nulla, la società non recepì la fondamentale importanza di tale scoperta forse perché non lo seppe mai. Vorrei azzardare un'ipotesi.

Se ci fossero stati i mass media di oggi, che sanno trasmettere le brutte notizie a velocità che sembrano violare i canoni della relatività di Einstein, tale notizia avrebbe raggiunto la nostra coscienza e qualcosa si sarebbe fatto. Ed invece nulla.

Intanto la CO2 continuava ad aumentare, il pianeta a riscaldarsi, i ghiacciai ad indietreggiare, i deserti africani ad avanzare, le foreste tropicali ad essere abbattute, etc etc.

Fortunatamente però, come dice l'aria dell'Ernani, "Come rugiada al cespite di un appassito fiore ... " arrivò nel giugno del 1992 (quasi un secolo dopo Arrhenius), tarde sed tuto, un potente mistral di saggezza planetaria, la Conferenza della Terra di Rio, dove più di 150 Capi di Stato si impegnarono a frenare tali processi.

Da allora, il BUCO DELL'OZONO e l'EFFETTO SERRA sono diventati parte integrante del linguaggio giornaliero, così come lo sono i buchi neri.

La differenza è che, mentre noi non abbiamo ancora forse trovato i buchi neri, l'EFFETTO SERRA ha trovato noi. Uno dei due documenti fondamentali di Rio fu la Convenzione sui Cambiamenti Climatici, 26 articoli in tutto.

L'Articolo 4, di gran lunga il più complesso, contiene sei punti nei quali si specificano in dettaglio gli obblighi dei firmatari onde adempiere alla finalità ultima della Convenzione stipulata nell'Articolo 2: "Ottenere la stabilizzazzione della concentrazione dei gas ad EFFETTO SERRA ad un livello tale da evitare interferenze antropogeniche dannose al clima".

Fra gli obblighi, citiamo:

  1. Pubblicare inventari nazionali di emissioni antropogeniche di gas ad EFFETTO SERRA.
  2. Formulare programmi regionali che specifichino le misure adottate per mitigare i cambi climatici.
  3. Prendere in dovuta considerazione i cambi climatici onde formulare piani nazionali per minimizzare effetti avversi all'economia e alla salute pubblica.
  4. Cooperare nell'educare e promuovere la coscienza pubblica in relazione al tema dei cambi climatici così come incoraggiare la maggiore partecipazione possibile a tale processo includendo organi non-governativi.
  5. Ogni membro della Convenzione adotterà politiche nazionali e prenderà le misure necessarie onde limitare le emissioni antropogeniche dei gas ad EFFETTO SERRA.
  6. I membri della Convenzione dovranno comunicare (alla Conferenza delle Parti, come prescritto dall'Articolo 12) un'informazione dettagliata sulle politiche e misure di cui al punto 1), nonché le proiezioni sulle emissioni antropogeniche e sui "pozzi" delle medesime.

È arrivato il giorno dell'esame. La Conferenza delle Parti, si riunirà a Berlino dove le nazioni firmatarie del Convegno di Rio, presenteranno, coram populo, una versione dettagliata del loro operato.

In preparazione di tale incontro, il Ministero dell'Ambiente Italiano ha organizzato a Milano (Palazzo dei Congressi della Cariplo) due giornate di lavoro, il 20-21 marzo.

Tale prova generale ha visto succedersi sul podio una serie nutrita di esperti del mondo politico (il Ministro dell'Ambiente P. Baratta), del mondo diplomatico (l'Ambasciatore G. Franchetti Pardo, Capo della Delegazione Italiana a Berlino), del settore economico (S. Vacca e F. Amman dell'Università Bocconi), dei laboratori ENEA (il Presidente, N. Cabibbo), dell'Industria privata (P. Scolari della Fiat e D. Merluzzi dell'ENEL), nonché scienziati italiani (G. Fiocco e M. Colacino, Roma) e stranieri (C. Rosenzweig di New York, T. Wigley del Colorado e P. Alpert di Tel Aviv).

I documenti presentati, pur con i margini di incertezza e variabilità che caratterizzano un fenomeno così complesso, convergono sulla possibilità che - entro i prossimi 30-50 anni - si verifichino variazioni del clima con effetti importanti sull'Italia: un progressivo inaridimento nelle regioni centro-meridionali, con degradazione dei suoli e infiltrazione salina delle falde; un aumento delle inondazioni e dell'erosione delle coste, specie al delta del Po e alla Laguna di Venezia; un aumento della FREQUENZA delle precipitazioni «estreme» nella stagione invernale nelle regioni centro-settentrionali, con crescite eccezionali delle portate dei fiumi e conseguenti eventi alluvionali.

Inoltre il ministero dell'Ambiente ha presentato i documenti ufficiali e i programmi del governo italiano, che impegnano l'Italia al contenimento delle emissioni dei GAS SERRA ed in particolare dell'ANIDRIDE CARBONICA, entro il 2000 ai livelli del 1990.

I programmi nazionali, che prevedono interventi per l'aumento della EFFICIENZA ENERGETICA nei settori industriale, dei trasporti e residenziale, consentiranno all'Italia di migliorare la sua posizione di punta tra i Paesi sviluppati: infatti, il nostro Paese ha i minori consumi pro-capite di energia e le minori emissioni pro-capite di ANIDRIDE CARBONICA (se si eccettua la Francia, che peraltro ha un grosso apparato nucleare a emissioni zero).

Ma il ministero dell'Ambiente ha avvertito che l'impegno italiano, e quello degli altri Paesi sviluppati, per la riduzione delle emissioni di ANIDRIDE CARBONICA non sarà sufficiente a contrastare i mutamenti climatici.

Le previsioni per il 2010 e gli anni a seguire indicano che - a fronte di una riduzione delle emissioni dai Paesi sviluppati - si verificherà una rapida e progressiva crescita di quelle prodotte dai Paesi emergenti: si prevede che la Cina, l'India, l'Asia Sud-orientale, l'America Latina, richiederanno entro i prossimi 30 anni oltre il 60 per cento del fabbisogno energetico mondiale con emissioni di ANIDRIDE CARBONICA di gran lunga superiori a quelle dei Paesi sviluppati.

Queste previsioni considerano che lo sviluppo dei Paesi emergenti avvenga con tecnologie a bassa EFFICIENZA ENERGETICA e senza ulteriori interventi per l'assorbimento delle emissioni da parte delle foreste.

Il ministero dell'Ambiente ha insistito con forza sull'esigenza che già dalla prossima Conferenza di Berlino sia presa in considerazione l'urgenza di un programma di contenimento delle emissioni dai Paesi emergenti, tramite la cooperazione tecnologica fra Nord e Sud e un programma globale per la forestazione in risposta all'esigenza di assorbire la crescita delle emissioni.