
Dopo 23 anni in cui non sono più state costruite centrali elettriche di potenza, se escludiamo gli impianti che utilizzano le cosiddette “FONTI ALTERNATIVE” (le quali più correttamente, come faceva notare il Prof. Felice Ippolito, andrebbero chiamate “fonti integrative”, ad esclusione ovviamente del solare termodinamico), il Governo Berlusconi 2 ha emanato a un Decreto Legge “sblocca centrali” che ha permesso di mettere in cantiere centrali a CICLO COMBINATO funzionanti a GAS NATURALE.
Oggi, pertanto, noi dipendiamo dal GAS NATURALE per circa la metà del fabbisogno energetico.
Partendo da questi presupposti e stante la criticità dei rifornimenti tramite gasdotti, il Governo Prodi ha ritenuto opportuno inserire nel suo programma la costruzione di un certo numero di rigassificatori (si è parlato di dieci) allo scopo di importare gas liquefatto per rigassificarlo in loco.
Purtroppo, alcuni partiti partecipanti alla coalizione di quel Governo hanno posto un certo numero di veti che hanno rallentato la fase operativa. A prescindere da questa contingenza, andrebbe preso in considerazione lo scenario energetico a medio termine, acquisendo la consapevolezza che i rigassificatori costituiscono una scelta vincente nel breve periodo, ma finiscono per renderci comunque dipendenti da una fonte energetica, il GAS NATURALE, che per la maggior parte è di importazione.
E ciò senza considerare i limiti imposti dal PROTOCOLLO DI KYOTO. Essi, quindi, andrebbero affiancati ad altre tipologie di impianti, in quanto non è pensabile che la programmazione energetica si basi solo sulla situazione contingente e non tenga conto della situazione internazionale.
L’attuale Governo Berlusconi ha in effetti inserita nel suo programma l’opzione nucleare, ma con partenza alla fine del mandato e, tutti coloro che si sono dichiarati a favore di questa scelta, anche entusiasticamente, hanno dichiarato che gli impianti non dovranno essere realizzati nella propria regione: proprio un bell’esempio di coerenza all’amatriciana.