
L'impiego sostenibile del carbone è una costante nell'equazione dell'energia. E' vero che ogni tecnologia ha punti di forza e di debolezza. Ma è anche vero che nel mix complessivo di fonti primarie il carbone resta competitivo in tutti gli scenari.
Perché e, soprattutto, come?
L'equazione, per essere risolta, richiede energia pulita, economica e disponibile, e oggi deve rispondere alla doppia sfida del "CAMBIAMENTO CLIMATICO" e della sicurezza energetica. "La nostra generazione ha la necessità di cercare una soluzione alla questione delle emissioni di CO2": questo obiettivo, indicato dal commissario europeo all’Energia, Gunther Oettinger, troverà in Italia la sua prima applicazione su scala industriale nella riconversione della centrale Enel di Porto Tolle.
Nel Delta del Po, la "cattura e sequestro dell'ANIDRIDE CARBONICA" (Ccs) tratterà 810mila metri cubi l’ora di fumi - il 40% di quelli di uno dei tre gruppi da 660 MW con cui sarà equipaggiata la nuova centrale -, separando fino a 1 milione di tonnellate l’anno di CO2. A far maturare l’esperienza di progettazione e di esercizio dell'impianto in provincia di Rovigo sarà la sperimentazione avviata alla centrale "Federico II" di Brindisi, "battezzata" dal commissario Oettinger nell'ambito dell’European Energy Programme for Recovery, con cui l’Unione Europea ha riconosciuto a Enel un finanziamento di 100 milioni di euro, per il progetto pilota di Brindisi e per le attività preliminari alla realizzazione della Ccs a Porto Tolle. La nuova centrale a carbone "pulito", infatti, è una soluzione che combina crescita economica e SVILUPPO SOSTENIBILE, energia e ambiente: riduce dell'80% le emissioni complessive che l'impianto ha nell'assetto a olio combustibile, ed è coerente con gli obiettivi di contenimento dei gas a EFFETTO SERRA.
Il futuro dell'energia è delineato a lungo termine dal World Energy Outlook dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. E gli scenari principali sono due. Il primo, indicato dall'Agenzia in base alle politiche in vigore a metà del 2010, dice che il carbone, nel fabbisogno di energia primaria da qui al 2030, aumenta la propria quota passando dal 27 al 29,1%. Il secondo scenario impegna alla riduzione delle emissioni dei gas a EFFETTO SERRA secondo l'Accordo di Copenhagen (non vincolante), e così la quota del carbone scenderebbe al 18,2%: poco meno di gas (20,4%) e RINNOVABILI (18,6%), ricavate da geotermia, eolico, biomasse, biocombustibili, termovalorizzatori e FOTOVOLTAICO; mentre il petrolio resterebbe la fonte preponderante nel mix di energia: a quale costo economico e ambientale, c'è da chiedersi? Il contributo del settore elettrico alle emissioni mondiali, infatti, è destinato a diminuire dall'attuale 41% al 24% nel 2035, attraverso la "decarbonizzazione" dell'economia. Al contrario, la quota del settore Trasporti aumenterà dal 23 al 32%, essendo più costoso tagliare le emissioni rispetto agli altri settori.
La stessa Agenzia Internazionale per l'Energia aveva presentato, il 25 marzo 2010 a Parigi, un report sui costi dell'energia elettrica. Prendendo in considerazione un costo della CO2 pari a 30 dollari a tonnellata, lo studio ha fornito i risultati di due scenari economici: uno con i tassi di intesse al 5%, l'altro con i tassi al 10%. Nel primo caso, quando i tassi di interesse sono bassi, le tecnologie più competitive su cui investire sono il nucleare e il carbone con la cattura e STOCCAGGIO della CO2. Quando invece i tassi sono più alti (10%), sono le centrali a carbone con la cattura della CO2 e le centrali a gas a CICLO COMBINATO le soluzioni più convenienti. In tutti gli scenari possibili, quindi, il carbone è una fonte di energia competitiva e sostenibile.