Trova le risposte!
Le centrali nucleari. L'energia che scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il processo di 'fissione/fusione nucleare'. Il problema della radioattività e delle scorie.

Altri articoli della stanza Materiali Radioattivi

Creato da Maurizio Cumo « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Eliminazione dei rifiuti radioattivi liquidi - Maurizio Cumo -

Nel caso di rifiuti liquidi, la forma di eliminazione più praticata consiste, quando possibile, nel rilascio ambientale.

Le varie forme di rilascio ambientale e possono suddividersi in due categorie:

  • scarico in acque superficiali o negli strati superficiali del sottosuolo;
  • immissione in formazioni geologiche profonde;

la differenza essendo rappresentata dal fatto che, nel primo caso, la disponibilità biologica dei radionuclidi rilasciati può essere anche elevata, mentre nel secondo tale disponibilità è in pratica vicina allo zero.

L'approccio moderno è basato sul concetto di « ricettività ambientale» e cioè sul valore di quel tasso di rilascio di effluenti radioattivi a cui corrisponde una dose al « gruppo critico» uguale alla dose limite. La determinazione della ricettività ambientale comporta la conoscenza della composizione degli effluenti, del comportamento dei radionuclidi nell'ambiente e della utilizzazione dell'ambiente da parte dell'uomo.

Gli studi necessari a determinare realisticamente la ricettività ambientale sono spesso lunghi e complessi, poiché è necessario seguire in modo quantitativo ogni possibile evento successivo al rilascio delle sostanze radioattive.
In questo modo è possibile identificare i radionuclidi che contribuiscono maggiormente alla dose, le vie di ESPOSIZIONE più significative ed i gruppi di persone maggiormente esposti (gruppi critici).
I gruppi critici possono essere caratterizzati da vari elementi. Possono essere le persone che vivono in vicinanza dell'impianto, o gli individui caratterizzati da consuetudini particolari (pescatori, pastori etc.).

L'autorizzazione al rilascio viene solitamente posta con una «formula di scarico» che, per lo più, è sensibilmente al di sotto della ricettività ambientale individuata.

Infine ogni rilascio continuato di effluenti radioattivi comporta di necessità un programma di sorveglianza ambientale tendente a dimostrare che i livelli di contaminazione ambientale e le dosi relative sono effettivamente nei limiti previsti dall'analisi preliminare.

Si è già detto che i rifiuti liquidi ad alta attività, quali sono quelli provenienti dal 1° ciclo di estrazione nel ritrattamento del combustibile nucleare irraggiato, debbono venire sottoposti ad un totale isolamento per un tempo opportuno.
Per ridurre al minimo i rischi associati al deposito provvisorio, al trasporto ed alla eliminazione finale di tali rifiuti, il più generale orientamento è quello di trasformarli in prodotti solidi inerti, preferibilmente insolubili.
Le tecniche di vetrificazione impiegate, più che un semplice inglobamento, devono garantire soluzioni solide dei radionuclidi nel vetro stesso, bloccati nello spazio per un tempo sufficientemente lungo.
Con i vetri al borosilicato si confida oggi su una durata perlomeno di 10.000 anni.

Tratto da Cumo, M., Impianti nucleari, Casa Editrice Università La Sapienza, 2008.