Trova le risposte!
Un viaggio esclusivo all'interno dell'energia, concepito e realizzato attraverso nuovi strumenti e linguaggi dove si stimola l'interesse e la creatività dei visitatori.

Altre stanze in Emissioni ed Effetti CO2

Altri articoli della stanza Emissioni ed Effetti CO2

Creato da Giuseppe Bianchi « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

La minaccia di cambiamento del clima - Giuseppe Bianchi -

Pur tenendo conto di questa prospettiva che attenua le preoccupazioni sulla disponibilità di risorse energetiche fossili, il motivo forse più incombente che impone il contenimento del ricorso ad esse, è rappresentato dalle emissioni della CO2 nell’atmosfera determinate dal loro utilizzo.

Com’è noto, tali emissioni sono responsabili dell’EFFETTO SERRA (indiscusso) e dei cambiamenti climatici (da alcuni non considerati inesorabili) che peraltro sono già in atto.

Si tratta di un problema forse ancora non avvertito nella sua reale portata, ma la cui gravità è forse anche più elevata della crisi economica mondiale legata alla progressiva indisponibilità delle fonti fossili.

La risorsa dei gas idrati, cui si è fatto cenno, non rappresenta solo aspetti positivi ma anche una minaccia seria dal punto di vista ambientale e climatico.

Essendo infatti i gas IDRATI molto sensibili a variazioni di temperatura e pressione, eventi quali il sensibile innalzamento della temperatura dell’acqua marina  - dovuta a qualsivoglia ragione - potrebbe innescare la loro parziale dissociazione, con rilascio di grandi quantità di METANO nel mare prima, e in atmosfera, poi.

Le conseguenze potrebbero essere rilevanti, visto che il POTENZIALE di EFFETTO SERRA del METANO è da circa venti a trenta volte superiore rispetto a quello dell’ANIDRIDE CARBONICA. Inoltre il passaggio dalla fase solida a quella gassosa del METANO giacente all’interno dei sedimenti, può diminuire la resistenza meccanica dei sedimenti stessi, generando potenziali instabilità dei versanti sottomarini.

Limitando comunque la riflessione agli effetti delle emissioni di CO2 nell’atmosfera è opportuno segnalare che, quando si parla del legame tra consumi di energia e questo tipo di emissioni, generalmente si pensa alle centrali termoelettriche e all’utilizzo dei combustibili nei mezzi di trasporto.

In realtà l’energia è una componente più o meno totalizzante di tutti i beni e servizi utilizzati dall’uomo per la sua vita normale.

Ad esempio in una pagnotta di pane è incorporata l’energia necessaria per: preparare il terreno di coltura e quindi effettuare la semina; procedere al raccolto del grano; produrre la farina e provvedere all’impasto; cuocere nel forno il pane; trasportarlo fino al posto del suo consumo finale.

Se questa energia è ricavata prevalentemente da fonti fossili (com’è la situazione attuale), il consumo di una pagnotta di pane comporta una quota di emissioni di CO2 nell’atmosfera.

La stessa considerazione può essere fatta per l’acquisto di un abito nuovo, e si consideri "rifiuto" l’abito vecchio, che a sua volte per essere smaltito richiede consumi aggiuntivi di energia.

Da questo punto di vista più è alto il tenore di vita di un paese, maggiore è il suo contributo alle emissioni.

Se permane l’attuale tasso di dipendenza dalle fonti fossili, ogni tipo di sviluppo associato all’aumento dei consumi di beni e servizi è intrinsecamente legato alla minaccia dell’EFFETTO SERRA e ai cambiamenti climatici.

La concentrazione di ANIDRIDE CARBONICA in atmosfera è passata dalle 280 parti per milione (in volume) del 1960 -valore attorno al quale si era mantenuta dall’inizio dell’era moderna- fino alle attuali 380.

Nell’ultimo decennio la crescita si è attestata attorno a 2 PPM all’anno. La combustione di tutte le RISERVE fossili ed il loro rilascio all’atmosfera, secondo i modelli più accreditati, porterebbe a concentrazioni di ANIDRIDE CARBONICA vicine alle 900 parti per milione, con un incremento globale della temperatura del pianeta da 3 a 5 °C.

Le conseguenze di una simile ipotesi sono considerate dalla maggioranza degli esperti a livello mondiale devastanti: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare, desertificazione di aree molto vaste e, più in generale, sconvolgimento radicale dell’attuale equilibrio della vita sul pianeta.

Il cambiamento non avverrebbe inoltre in modo graduale, ma con forti instabilità (a causa dell’elevato contenuto di energia nell’atmosfera i vari fenomeni, vento,pioggia, temporali ecc., tendono a d avere caratteri di estrema violenza).

Anche se una minoranza di esperti e scienziati negano l’attuale stato di crisi ambientale o lo attribuiscono a cause diverse dalle attività antropiche, rimane il dato di fatto che il gruppo insediato dall’ONU, l’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) da oltre un ventennio continua a fornire dati e previsioni allarmanti sul CAMBIAMENTO CLIMATICO in atto e sul necessario contenimento della emissioni di CO2.

Allo stato attuale, per contrastare la prevista evoluzione catastrofica del fenomeno, l’obiettivo minimo, considerato ancora accettabile, è di contenere l’aumento della temperatura del pianeta in non più di + 2 °C al 2050: cioè non superare e mantenere un contenuto della CO2 nell’atmosfera non superiore a 450 PPM, rispetto al valore attuale pari come detto a circa 380 PPM.

Il conseguimento di questo obiettivo appare estremamente problematico se si tiene presente che, come già detto, i combustibili fossili continueranno, nei prossimi decenni, ad essere la fonte prevalente nei consumi mondiali di energia.

Anche dal punto di vista ambientale quindi, oltre che dalla sicurezza ed economicità degli approvvigionamenti di energia, ridurre il ricorso alle fonti energetiche fossili rappresenta un imperativo difficilmente discutibile.