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La CO2 e le diverse fonti di energia - Giuseppe Bianchi -

Un’analoga gerarchia delle tecnologie energetiche rispetto al loro impatto sui cambiamenti climatici globali, può essere ricavata attraverso un indice (il SEI Specific Energy Impact) riferito alle emissioni di CO2 per unità di energia generata e calcolato in Kg di CO2 per KWh elettrico prodotto.

La graduatoria di seguito riportata mette in evidenza il contributo che ciascuna fonte può portare all’incremento del contenuto di CO2 nell’atmosfera e quindi all’EFFETTO SERRA, facendo anche in questo caso riferimento al modello della panery e al contesto Italia 2006.

Per l’utilizzo di biomasse, attraverso la loro combustione, la letteratura scientifica riporta un valore dell’indice SEI molto elevato, che però non tiene conto del ciclo di riassorbimento del CARBONIO da parte dell’atmosfera nella fase successiva di produzione di nuove biomasse e che dà a tale fonte il titolo di rinnovabile.

L’importanza del contesto economico ai fini della valutazione degli indici calcolati con tale metodologia è evidenziata dal confronto presentato dal citato autore per tre differenti contesti europei: Francia (nucleare), Italia (idrocarburi) e Polonia (carbone) per quanto riguarda l’energia elettrica.

A seconda del mix di fonti energetiche utilizzate variano i costi del Kwh e le emissioni di CO2 per unità di energia consumata.

La lettura dei dati dell’indice SEI conferma che l’energia nucleare è quasi carbon free, cioè produce solo limitate emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Per estrarre l’uranio dai suoi giacimenti, per il suo trattamento, per il trasporto ai siti di utilizzo, per la realizzazione degli impianti, per la loro manutenzione, per il loro smantellamento a fine vita è necessario il consumo di energia che allo stato attuale è di origine FOSSILE almeno per l’80%.

Quindi anche l’energia nucleare è responsabile di emissioni, sia pure limitate, di CO2 nell’atmosfera.

Lo stesso ragionamento vale per le fonti RINNOVABILI.

Confrontando ad esempio la CO2 prodotta dal FOTOVOLTAICO rispetto al CICLO COMBINATO a gas si può capire come sia ingannevole la speranza riposta nell’energia elettrica prodotta da pannelli fotovoltaici se questi sono basati su celle a silicio che richiedono grandi quantità di energia per la loro realizzazione.

Questo tipo di tecnologia potrà realmente avere il successo atteso solo se, attraverso la ricerca, si sarà in grado di sviluppare pannelli che richiedano poca energia per essere prodotti ed abbiano una maggiore resa nel rapporto tra energia solare incidente ed energia elettrica prodotta.

I dati riportati mettono comunque in evidenza come la mancata conoscenza delle reali situazioni di fatto, può portare le istituzioni politiche ad assumere decisioni scorrette e la stessa opinione dei cittadini ad atteggiamenti contrari all’interesse pubblico (ad es. incentivare l’applicazione dell’attuale tecnologia fotovoltaica).