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Sviluppo e Variabilità del Clima Terrestre, “Effetto Serra” - Francesco Paolo Vivoli -

Nell’ultima decade l’attenzione sul tema della sostenibilità dello sviluppo dei comportamenti standard della vita umana è stata progressivamente focalizzata sugli effetti che i modelli energetici, adottati incautamente e basati sull’abuso incontrollato della combustione, possono avere sull’evoluzione della DISTRIBUZIONE delle zone climatiche nel nostro pianeta.
L’illusione riguardante la regolarità e l’immutabilità del clima è dovuta alla brevità della vita dell’essere umano, in confronto al periodo nel corso del quale i fenomeni climatici evolvono.
Chiunque sia interessato alla GEOLOGIA o all’archeologia non si sorprende nello scoprire, nel sottosuolo terrestre, livelli alternati di sabbia desertica testimonianti secoli di clima arido e, contemporaneamente, detriti mostranti secoli di clima piovoso.
Non ci si sorprende se si scoprono nella stessa area geografica fossili di animali e piante tipici della Savana e animali da clima polare.
Nell’attuale DISTRIBUZIONE climatica, il nome dato alla Groenlandia dal marinaio Viking può sembrare beffardo, ma certamente quando essa fu scoperta il nome "green land" era giustificato.

 Le osservazioni sulle attività solari hanno dimostrato che l’energia solare che arriva sulla terra è soggetta a rilevanti variazioni di intensità dipendenti da fenomeni esplosivi di enormi proporzioni che avvengono all’interno della massa solare.
Le paure che oggi sono espresse da una parte del mondo scientifico, e soprattutto dai mass media, non riguardano la conoscenza e le dinamiche universalmente accettate del sistema energetico terrestre.
La preoccupazione deriva dal rischio di introdurre, attraverso l’attività umana, una perturbazione nell’equilibrio del sistema.
In accordo con le ipotesi più pessimistiche, queste perturbazioni potrebbero influire sui sistemi energetici della terra in modo imprevedibile, precipitandoli in una condizione di progressiva instabilità.
Ciò potrebbe causare effetti di differenti proporzioni, comunque non proporzionali alle cause che li hanno prodotti, o anche effetti a catena che potrebbero agire in direzioni imprevedibili.

Gli autori dell’espressione "EFFETTO SERRA", oggi universalmente usata e accettata senza alcuna analisi semantica, certamente non contemplavano la connotazione tecnica del termine, ma davano piuttosto enfasi all’impatto emozionale che quest’espressione, intesa come minaccia, può determinare nei "non addetti".
In una serra i raggi solari vengono assorbiti dalle piante e dalla copertura della serra, che li imprigiona facendo innalzare la temperatura.
In atmosfera accade un fenomeno naturale analogo: il VAPORE ACQUEO e i "GAS SERRA" riescono a trattenere, sotto forma di calore, parte dell'energia che proviene dal Sole, intrappolando la radiazione termica che viene emessa dalla superficie terrestre riscaldata dal Sole .
Grazie a questo fenomeno la temperatura media del pianeta si mantiene sui 15°C, contro i -19°C che si avrebbero in assenza di GAS SERRA.

In realtà la "temperatura media" è un valore che non fornisce una valutazione dell’energia immagazzinata nella biosfera terreste, in cui è presente come:

• energia latente della fusione e dell’evaporazione,
• pressione atmosferica,
• energia cinetica dell’aria e delle onde marine,
• moti della marea e delle onde,
• instabilità salina.

Il problema del continuo aumento della temperatura globale dipende dalla crescente concentrazione di "GAS SERRA" in atmosfera, dovuta sia ad aumenti delle emissioni di origine antropica, sia, nel caso dell'ANIDRIDE CARBONICA, alla distruzione delle foreste: gli alberi, infatti, sono degli accumulatori di CARBONIO, e con la loro combustione cresce la quantità di ANIDRIDE CARBONICA liberata in aria, e di conseguenza l'EFFETTO SERRA.
Dai dati disponibili si osservache la concentrazione di questo gas nell'atmosfera ha iniziato ad aumentare a partire dalla prima rivoluzione industriale, alla fine del Settecento.
A quell'epoca la concentrazione era di circa 260 PPM, mentre oggi, poco più di duecento anni dopo, è di circa 370 PPM.
A questo punto possono cominciare le divergenze nell'interpretazione dei dati.
Si può sostenere che in realtà l'aumento di concentrazione di CO2 non è dovuto alle attività dell'uomo ma è un fatto naturale.

In effetti, analizzando soprattutto i campioni di atmosfera imprigionati nei ghiacci dell'Antartide, si è potuto concludere che nelle ere geologiche passate ci sono stati grandi cambiamenti nella composizione dell'atmosfera dovuti evidentemente a cause naturali.
Tuttavia, attualmente sappiamo calcolare molto bene la quantità di CO2 che immettiamo annualmente nell’atmosfera, bruciando combustibili fossili.

Questo, unito alla grande rapidità dell'aumento di concentrazione, senza precedenti nella variazioni naturali che sono avvenute in decine di migliaia di anni, porta ragionevolmente ad accettare un'origine umana per l'aumento attuale della CO2.
È utile anche ricordare che:

• la velocità di crescita delle piante aumenta con la maggior concentrazione di CO2 in atmosfera,
• ogni ettaro di terreno trasformato in deserto immette nell’atmosfera migliaia di tonnellate di CO2.

Tratto da: “ENERGIA PER UN FUTURO SOSTENIBILE E FONTI RINNOVABILI"
a cura di Francesco Paolo Vivoli