Trova le risposte!
Un viaggio esclusivo all'interno dell'energia, concepito e realizzato attraverso nuovi strumenti e linguaggi dove si stimola l'interesse e la creatività dei visitatori.

Altre stanze in Emissioni ed Effetti CO2

Altri articoli della stanza Emissioni ed Effetti CO2

Creato da Agi Energia « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Le emissioni di anidride carbonica: dove, quando e quante? - Agi Energia -

Il problema del riscaldamento terrestre e del CAMBIAMENTO CLIMATICO interessa il pianeta nella sua globalità. L’Unione Europea, ma non solo, si è attivata per predisporre interventi mirati a ridurre le emissioni di ANIDRIDE CARBONICA e di GAS SERRA, principali responsabili dei fenomeni di cui sopra, ma proprio a causa della dimensione globale del problema le misure dovrebbero essere elaborate in modo da coinvolgere tutte le realtà economiche che maggiormente contribuiscono alle emissioni di GAS SERRA, nelle diverse aree geografiche.

Si vuole quindi cercare di definire il contributo di ciascuna area geografica sul totale delle emissioni di ANIDRIDE CARBONICA nonché la dinamica di crescita delle stesse.

Il grafico qui di seguito si riferisce alle sole emissioni di CO2 prodotte dalla combustione di fonti fossili, non tiene quindi conto delle altre emissioni (nitrati, solfati, ecc.) ma serve comunque a delineare in modo attendibile il peso di ciascuna area.

Anzitutto, è immediato riconoscere che nel 2005 le zone che hanno maggiormente contribuito all’emissione di biossido di CARBONIO (ANIDRIDE CARBONICA) in termini assoluti sono nell’ordine l’aggregato Asia e Oceania, il Nordamerica e l’Europa.

Minore l’impatto delle emissioni di Africa, Medio Oriente e America centrale e meridionale. Dall’illustrazione è poi possibile anche formulare qualche osservazione sul trend di crescita delle emissioni nei venticinque anni compresi tra il 1980 e il 2005: gli aggregati Eurasia e Asia e Oceania hanno visto le loro emissioni di ANIDRIDE CARBONICA crescere di oltre il 190% (circa +4,4% medio annuo), l’Africa del 95% (+2,7% annuo), l’America centrale e meridionale di più del 75% (+2,2% annuo).

Di più modesta entità la crescita nell’America del Nord (+28%, +1% annuo), mentre in Europa le emissioni si sono sostanzialmente mantenute costanti e nell’area che comprende l’ex Unione Sovietica si sono ridotte a un tasso dello 0,64% annuo, per un complessivo -15%.

La situazione cambia se si considerano invece le emissioni pro capite nel 2005, indicatore che consente di fare più efficacemente un confronto tra le diverse aree: il Nordamerica emette un quantitativo di CO2 per ciascun abitante che è doppio di quello europeo.

Medio oriente ed Eurasia si attestano su livelli simili a quelli del Vecchio continente, poi seguono le altre aree, meno sviluppate e più densamente popolate, con il continente africano in coda e produttore di un decimo delle emissioni pro-capite nordamericane.

Da un’analisi congiunta degli indicatori pro-capite e assoluti è immediato capire in quali aree sarebbe maggiormente auspicabile uno sforzo per contenere le emissioni e qualI impatti tali sforzi avrebbero sul totale globale delle stesse.

Infine, per concentrare l’attenzione sull’aggregato che maggiormente ci interessa, si sono raccolti i dati delle emissioni di CO2 e GAS SERRA dell’Unione Europea, distinti per paese membro ed espressi in tonnellate di CO2 equivalente.

Definito 100 il livello di emissioni dell’anno base, il 1990, il grafico che segue esprime quale sia la situazione di ciascun paese europeo al 2005.

L’Italia, in compagnia di altri importanti Membri come Spagna, Austria e Grecia, ha visto crescere le proprie emissioni totali nei quindici anni tra il 1990 e il 2005 (Italia: +12% circa).

L’Unione Europea a 27 membri ha invece registrato una diminuzione dell’8% delle emissioni, trainata in questo trend al ribasso da nove dei dodici paesi entrati nell’UE grazie agli ultimi due accessi (2004 e 2007).

Regno Unito e Germania sono i due “vecchi Membri” più virtuosi in termini di evoluzione delle emissioni rispetto all’anno base, con riduzioni di circa il 16% e il 19%.

I Membri scandinavi hanno registrato riduzioni comprese tra il 3% finlandese e l’8% degli altri paesi dell’area, mentre il Benelux e la Francia si sono sostanzialmente mantenuti sui livelli dell’anno base.

Tratto da Agi Energia