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Creato da Vittorio M. Canuto « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Siamo uomini...o rane? - Vittorio Canuto -

La minaccia dal cielo non sono più i missili balistici ma l'EFFETTO SERRA. Questo non l'ha detto un verde ma M. Gorbachiov. Non possiamo lanciare bombardieri per resistere l’avvento dell'EFFETTO SERRA, né possiamo inviare carri armati onde arrestare il deserto che avanza, né possiamo usare missili intelligenti per arrestare il mare che si gonfia.

Così scrive N. Myers nel suo più recente saggio, Ultimate Security. Sulle pagine di questo giornale sono già apparsi numerosi articoli sull'EFFETTO SERRA, DEFORESTAZIONE, buco dell'OZONO, etc., tutta una varietà di disgrazie che, con un tempismo imprevisto e forse imprevedibile (a dire il vero, le Cassandre furono molte ed autorevoli ma naturalmente inascoltate), sono venute a sostituire la preoccupazione suprema degli anni cinquanta, la guerra fredda, l'olocausto nucleare.

Esiste una curiosa dicotomia. Per quasi 50 anni si costruirono, ad un ritmo frenetico, armi nucleari che si sapeva benissimo non sarebbero mai state usate per il semplice fatto che i concetti classici di guerra e di vittoria sono stati obliterate dall'avvento della bomba atomica, la quale veniva concepita come un deterrente onde costringere l'avversario a non usare le sue armi.

Fu il patto faustiano della Mutua Distruzione Assicurata che ho discusso in dettaglio nel mio libro Il Paradosso Nucleare (II Mulino, 1989).

Se tutti avevano ed hanno orrore della guerra nucleare, perché non tutti hanno lo stesso timore del nuovo incombente pericolo: i cambi climatici in generale? Che sono assai più probabili, più realistici e che forse hanno già fatto capolino?

Azzarderò una riposta: forse è perché la guerra nucleare è come l'infarto, improvviso ed irreversibile come ci ricordano Hiroshima e Nagasaki, mentre gli effetti climatici sono come un cancro che lentamente e per un lungo periodo mina le nostre fondamenta.

La bomba nucleare fu un evento singolare nel tempo, i cambi climatici sono una "tendenza" che, per inerzia umana, speriamo inconsciamente di non dover risolvere, lasciandolo quindi alle generazioni future.

Non c'è dubbio che dovremmo cambiare quello che si insegna ai nostri studenti: le forze in natura non sono quattro, ce n'è una in più: le attività dell'uomo che per la prima volta nella storia sta portando a termine un gigantesco esperimento su scala planetaria con ripercussioni imprevedibili per tutti.

È stato giustamente fatto osservare che se la proposta di tale esperimento fosse presentata ad una Commissione giudicatrice sarebbe bocciata perché viola un principio basilare: è un esperimento non controllato.

È un esperimento planetario nella sua estensione spaziale, intergenerazionale ed irreversibile nella sua dimensione temporale che portiamo avanti con cieca e dannosa perseveranza.

Produciamo circa 25 miliardi di tonnellate annue di ANIDRIDE CARBONICA di cui quello che rimane nell'atmosfera, circa il 50%, crea un EFFETTO SERRA antropogenico, una coltre in più attorno al nostro pianeta, innalzando quindi la sua temperatura media di fino a 5°C nei prossimi cento anni.

I modelli climatici che si usano per fare tali predizioni sono nella loro infanzia ma Venere non lo è: ci dice senza mezzi termini cosa succede quando l'ammontare di ANIDRIDE CARBONICA aumenta: la temperatura aumenta.

Venere e la Terra nacquero con la stessa dotazione di CO2 atmosferico: la terra riuscì astutamente a  nasconderlo dappertutto (dai fondi marini ai sedimenti calcarei), mentre Venere meno fortunata, ce l'ha ancora tutto nell'atmosfera con il risultato netto che la sua temperatura è di circa 500°C, quanto basta per fondere il piombo.

Le attività antropogeniche disfano, smatassano, quello che la natura ha fatto con tanta pazienza: arricchiscono in senso perverso il "budget naturale" di CO2 e questo porta ad un aumento della temperatura.

Ma, si dice spesso, cosa sono 4-5C? Non è forse vero che nella storia climatica della terra ci furono cambi di temperatura ben più ragguardevoli?

Il problema non sono i 4-5C di per sè, ma piuttosto l'intervallo di tempo brevissimo in cui avviene tale cambio, forse 100 anni, in contrasto con i 1000 o più anni in cui avvennero i cambi climatici all'uscita da una glaciazione.

È stato fatto un esempio che credo calzi molto bene. Prendete una rana (virtuale, mi raccomando!) e mettetela in una pentola di acqua bollente.

La malcapitata astutamente salterà fuori. Ripetete l'esperimento cominciando però con la rana in acqua tiepida e riscaldate. La rana diventa prima intontita, poi soccombe in uno stato comatoso finché muore.

La rana è stupida, si dice. Non è vero. Soccombe e muore perché nel suo sviluppo biologico in milioni di anni non si è mai trovata a dover affrontare un cambio di temperatura in un intervallo di tempo così breve ed è quindi sprovvista di qualsiasi meccanismo biologico di sopravvivenza Darwiniana.

Saremo anche noi succubi della stessa sindrome? Rimarremo inerti, disattendendo un fenomeno che sta avvenendo sotto i nostri occhi solo per accorgercene quando sarà troppo tardi?

Il problema è profondamente difficile perché mentre ogni nazione ha un retaggio storico che le insegna cosa significa "insicurezza nazionale", metti l'arrivo di Annibale a cena, non è altrettanto chiaro cosa voglia dire "sicurezza nazionale", così come una malattia è assai più riconoscibile che uno stato di salute.

Non dobbiamo dimenticare il monito di A. Einstein: tutto è cambiato eccetto il nostro modo di pensare. Dobbiamo disfarci delle definizioni arcaiche di "sicurezza" esplicate solo in termini militari e ricordare come disse R. McNamara che "la povertà" è una potente fonte di insicurezza ed il deterioramento dell'ambiente porterà innanzi tutto ad un acutizzarsi della povertà su scala mondiale e questo ad un deterioramento del medio ambiente, l'ultima risorsa a cui si può fare appello.

Un tragico circolo vizioso. Questo è forse il problema più grande che l'umanità abbia mai dovuto affrontare. Nessuna generazione passata ha mai lasciato alle generazioni future un pianeta tanto impoverito come rischiamo di fare noi.

Siamo tutti sulla stessa Arca di Noè che rischia di diventare un Titanic ambientale.

Il problema lo abbiamo creato noi, non gli extra-terrestri. E quindi non le generazioni future ma noi, dobbiamo risolverlo. Sopratutto le nazioni più tecnologicamente avanzate che devono ricordare che "Seek not for whom the bell tolls, it tolls for thee".