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Italia-Cina: un modello per il dopo Copenhagen - Corrado Clini -

L’Italia, attraverso il programma di cooperazione ambientale con la Cina,
ha realizzato un modello di partenariato bilaterale molto efficace
per i risultati raggiunti per lo SVILUPPO SOSTENIBILE cinese
e per gli effetti indotti sulle imprese italiane.

I 18 paesi più sviluppati del Pianeta, in occasione del G8 dell’Aquila, hanno assunto la decisione di ridurre entro la metà del secolo le emissioni globali di ANIDRIDE CARBONICA in modo da limitare l’aumento della temperatura media globale entro due gradi rispetto ai valori precedenti alla rivoluzione industriale. Questo obiettivo richiede un impegno di tutte le principali economie del mondo per ridurre in modo drastico il contributo dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) ai consumi globali di energia, attraverso lo sviluppo e la disseminazione delle tecnologie per l’EFFICIENZA ENERGETICA e la cattura e il sequestro del CARBONIO, le fonti RINNOVABILI, i biocombustibili, il nucleare.

In altre parole, Copenhagen non deve ripetere l’errore del PROTOCOLLO DI KYOTO, che impegna solo alcuni paesi a ridurre le proprie emissioni, senza vincolare né l’economia più sviluppata del pianeta – gli Stati Uniti –, né le economie emergenti dell’Asia e del Sud America, dove i consumi energetici e le emissioni crescono e sono destinati a crescere in modo rilevante. La domanda di energia cresce in Asia e Sud America per assicurare alle popolazioni e all’economia la disponibilità di energia, che rappresenta una chiave essenziale per lo SVILUPPO SOSTENIBILE e l’uscita dalla povertà. E nessuno può chiedere a questi paesi di precipitare nel sottosviluppo per salvare il Pianeta. D’altra parte, senza il contributo di questi paesi, la riduzione delle emissioni globali è un puro miraggio. Ovvero, questi paesi devono essere la sede privilegiata per la disseminazione e lo sviluppo delle tecnologie a “bassa intensità di CARBONIO” in grado allo stesso tempo sia di sostenere la crescita economica, sia di ridurre le emissioni, secondo il modello di decoupling tra aumento del PIL e riduzione dei consumi di combustibili fossili.

In questa prospettiva, secondo la Banca Mondiale, si collocano le misure finanziarie adottate nel 2009 dalla Cina, dal Brasile e dalla Corea del Sud per combattere la crisi economica e sostenere la crescita anche attraverso lo sviluppo delle tecnologie innovative a basse emissioni: nel 2009, la Cina con 400 miliardi di dollari investiti è la “locomotiva mondiale” dell’economia verde. Ma, come ha ricordato il presidente cinese Hu Jintao all’assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre, la Cina non può sostenere da sola la ripresa economica mondiale e la sfida per la protezione dell’ambiente globale, e ha bisogno di forti partenariati tecnologici.

In questa prospettiva, l’Italia, attraverso il programma di cooperazione ambientale del Ministero dell’ambiente, ha realizzato un modello di partenariato molto efficace per i risultati raggiunti e per gli effetti indotti sulle imprese italiane. La nostra collaborazione risale al 1999, quando il Ministero dell’ambiente cinese chiese la nostra collaborazione per la strategia per lo SVILUPPO SOSTENIBILE della Cina.

Alla fine degli anni Novanta, la Cina aveva appena avviato la politica interna per la protezione ambientale, sollecitata da un INQUINAMENTO opprimente e pericoloso. Tuttavia, a livello internazionale la credibilità dell’impegno cinese era assai scarsa, e molto pochi erano i paesi disposti a rischiare investimenti nella cooperazione ambientale con la Cina. Decidemmo di raccogliere la richiesta e la sfida della Cina. A partire dal 2000, questo programma di cooperazione ambientale si è sviluppato attraverso accordi bilaterali con i ministeri dell’ambiente, della scienza e della tecnologia, delle risorse idriche, delle foreste, con la Commissione per la riforma e lo sviluppo (NDRC), con l’Accademia delle scienze sociali (CASS), con le municipalità di Pechino, Shanghai, Souzhou, Tienjn, Xian, Lanzhou, Urumuqi, con la regione autonoma del Tibet, con le Università di Tsinghua, Tongji e Jiaotong, con il World Expo 2010.

Il lavoro integrato di esperti cinesi e italiani è stato identificato come infrastruttura per la preparazione e la realizzazione dei progetti comuni, e a questo fine è stata istituita fin dal 2000 una task-force permanente italo-cinese, con sedi a Pechino e Shanghai. L’identificazione dei progetti è stata preceduta dalla definizione del “quadro di riferimento paese” per le diverse macroaree: energia-ambiente, cambiamenti climatici, ambiente urbano e qualità dell’aria, gestione integrata delle acque, agricoltura sostenibile, eliminazione e sostituzione delle sostanze chimiche pericolose, lotta alla desertificazione, formazione e riqualificazione. Per la presentazione e discussione dei “materiali di base”, tra il 2001 e il 2004, abbiamo co-organizzato conferenze nazionali tematiche alle quali hanno partecipato rappresentanti ed esperti delle agenzie delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, delle grandi aree urbane del pianeta, delle autorità di gestione dei grandi fiumi dal Gange al Mississipi. A queste conferenze, che hanno spesso introdotto per la prima volta in Cina le tematiche “chiave” della gestione ambientale, hanno partecipato anche molte imprese italiane. Inoltre, i progetti specifici per Pechino e Shanghai sono stati preceduti dalla nostra partecipazione attiva all’elaborazione delle strategie dei programmi per la gestione sostenibile delle Olimpiadi e del World Expo, e al Ministero dell’ambiente italiano è stato sempre riservato un ruolo di rilievo nelle conferenze e consultazioni internazionali preparatorie organizzate dalle municipalità di Pechino e Shanghai.

Nell’ambito del “quadro di riferimento paese” e degli accordi bilaterali sono stati realizzati oltre 200 progetti per la protezione e conservazione delle risorse naturali, per la gestione integrata ed efficiente delle risorse idriche, per la promozione dell’EFFICIENZA ENERGETICA nel settore delle costruzioni e in quello industriale, per la diffusione delle fonti RINNOVABILI nelle aree urbane e nelle zone rurali, per lo sviluppo e l’impiego delle tecnologie e dei sistemi di trasporto a basse emissioni, per la riduzione delle emissioni dei GAS SERRA, per l’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose, per la diffusione di tecnologie e “buone pratiche” per l’agricoltura “sostenibile”, per la formazione in campo ambientale ed energetico delle classi dirigenti cinesi.

Al fine di coinvolgere le imprese italiane e valorizzare le potenzialità delle nostre tecnologie, la partecipazione delle imprese italiane alla realizzazione dei programmi cofinanziati dal Ministero dell’ambiente è prevista come condizione dagli accordi bilaterali, e a questo fine le autorità cinesi hanno selezionato e selezionano – attraverso le procedure previste dalle leggi della Cina – le imprese italiane. Quelle che hanno scelto di condividere il programma e il metodo di lavoro del ministero, rischiando e investendo nella prospettiva dello SVILUPPO SOSTENIBILE della Cina, hanno consolidato negli anni la confidenza con il mercato cinese e la fiducia da parte delle autorità cinesi nella loro competenza e affidabilità. Queste imprese, incluse le società d’ingegneria che hanno accompagnato il programma del ministero nelle difficilissime condizioni dei primi anni di lavoro, rappresentano – anche per il continuo supporto dell’Istituto nazionale per il commercio estero – un punto di riferimento per le iniziative imprenditoriali italiane nella Cina di oggi.

Il valore complessivo dei progetti realizzati o in corso di realizzazione è pari a 338 milioni di euro. Il Ministero dell’ambiente ha co-finanziato i progetti con 176 milioni di euro, attraverso contributi diretti alle istituzioni cinesi e mediante i Trust Funds istituiti presso la Banca Mondiale e i Fondi multilaterali. Al co-finanziamento hanno partecipato le istituzioni cinesi, le imprese italiane selezionate dalle autorità cinesi che hanno partecipato alla realizzazione dei progetti, le agenzie delle Nazioni Unite, la Global Environment Facility, la Banca Mondiale e il Fondo multilaterale del Protocollo di Montreal per la protezione della fascia di OZONO, con almeno 162 milioni di euro.

In molti casi, i progetti della cooperazione bilaterale hanno costituito il “volano” per ulteriori progetti affidati dalle autorità cinesi alle imprese italiane e senza il cofinanziamento del Ministero dell’ambiente, in settori chiave della crescita sostenibile dell’economia cinese: secondo una stima prudenziale, la dimensione economica di questi progetti supera i 900 milioni di euro. Pertanto, in 10 anni, il cofinanziamento di 176 milioni di euro da parte del ministero ha “mosso” investimenti per oltre 1240 milioni di euro per lo sviluppo e la diffusione in Cina di tecnologie sostenibili e a basse emissioni.

Un risultato straordinario, in termini di valori assoluti, ma una “briciola” rispetto alla dimensione degli investimenti necessari per lo SVILUPPO SOSTENIBILE della Cina e rispetto ai programmi che sono già avviati: l’esperienza fatta colloca l’Italia in pole position nella sfida tecnologica e industriale che la Cina ha deciso di accettare. Ma a una condizione: confermare nei prossimi anni l’impegno per il partenariato bilaterale e sostenere le ragioni della Cina per la cooperazione tecnologica e contro il protezionismo “ambientale”.

Tratto da Oxygen 08-12.2009