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Spazio alle idee! L.S. "Dante Alighieri", Matera


Gli alunni della IV A:
Tiziana Buono, Michele Cancelliere, Tommaso Carmentano, Margherita Lofrumento, Giuseppe Masciandaro, Valeria Nicoletti, Domenico Paolicelli.
Gli alunni della IV BTS:
Roberto Morelli, Massimo Giordano, Eugenio Lomurno, Giancarlo Mangia, Donato Fuda.

I Sassi di Matera: da “vergogna nazionale” a patrimonio dell’umanità
Matera, città di pietra, luce e acqua.

L’ attività “L'acqua: reinterpretiamo il passato” ha inteso rivalutare il progetto di raccolta naturale delle acque e proporre un sistema di riutilizzo delle stesse, in vista del risparmio da effettuare nel Liceo Scientifico. Gli studenti, preventivamente coinvolti da architetto professionista, dott.ssa Emilia Olivieri, sull’uso del programma AutoCAD, sono stati impegnati nella ricerca delle planimetrie dell’edificio per progettare un sistema di serbatoi di raccolta delle acque bianche che dovranno alimentare i servizi igienici dell’ Istituto, o anche per irrigare gli spazi verdi. L’esperienza, rientrata nelle attività di orientamento universitario in atto da tempo nel Liceo, ha coinvolto un gruppo di allievi delle quarte classi  (dodici) orientati verso le facoltà di Ingegneria ed Architettura che, per la prima volta hanno abbandonato il disegno tecnico tradizionale realizzato con riga e squadra, e si sono cimentati con le nuove tecnologie. Inoltre, gli studenti ,con la realizzazione del progetto, hanno manifestato la collaborazione che i giovani ,attraverso la Scuola, intendono dare alle Istituzioni locali in vista della candidatura di Matera quale Capitale Europea della Cultura nel 2019.

Menzionando la città di Matera nell’immediato affiora alla mente lo splendido scenario dei Sassi. “Grotte naturali, architetture ipogee, cisterne, enormi recinti trincerati, masserie, chiese e palazzi, si succedono e coesistono, scavati e costruiti nel tufo delle gravine” scrive Pietro Laureano ne “I giardini di pietra”. I Sassi sono l’esempio ancora vivente di quel mondo primordiale qui miracolosamente conservato fino alle soglie della modernità. Le popolazioni locali abitarono e scavarono le grotte per motivi climatici e difensivi, ma anche per utilizzare al meglio le potenzialità dei luoghi, captare l’acqua e risparmiare i suoli. In tutto il bacino mediterraneo meridionale, nelle sue isole e penisole, le condizioni climatiche ad andamento alterno e catastrofico, con precipitazioni concentrate in pochi mesi dell’anno e stagioni aride, imponevano una gestione accurata delle risorsa acqua non presente allo stato libero, lacustre o fluviale, e accorgimenti per controllarne la variabilità nel tempo e gli effetti dirompenti sui pendii. La città dei Sassi di Matera non è localizzata nel fondo del canyon della Gravina come dovremmo aspettarci se fosse questo a fornire la risorsa idrica, ma in alto, lungo l’altopiano e i suoi bordi scoscesi. Era infatti l’acqua dei cieli, la pioggia e la brina, raccolta nei drenaggi e nelle caverne, la risorsa dei labirintici complessi trogloditi dei Sassi e delle altre città di pietra delle Gravine. Il clima alternava inverni freddi a estati torride. La carenza di acqua rendeva indispensabile le pratiche di raccolta meteorica e di conservazione sotterranea.

A partire dal V secolo, le popolazioni ricominciarono lentamente a crescere ramificandosi di generazione in generazione. Sviluppando le originarie tecniche preistoriche si realizzò nei Sassi di Matera un sistema di habitat adattato che utilizzava in modo combinato i diversi principi di produzione dell’acqua: la captazione, la percolazione e la condensazione. Durante le piogge violente terrazzamenti e sistemi di raccolta dell’acqua proteggevano i pendii dall’erosione e convogliavano per gravità le acque verso le cisterne nelle grotte. Nella stagione secca le cavità scavate funzionavano durante la notte come aspiratori di umidità atmosferica che si condensava nella cisterna terminale degli ipogei, sempre piena anche se non collegata con canalette esterne. Si crearono molteplici piani di ipogei sovrapposti dalle lunghe gallerie che si affondavano obliquamente nel sottosuolo. L’inclinazione permetteva ai raggi del sole di penetrare fino in fondo quando c’era più necessità di calore. In inverno, infatti, i raggi essendo più obliqui  penetravano gli ipogei. Nella stagione calda il sole più vicino allo zenit colpiva solo gli ingressi degli ipogei lasciandoli freschi e umidi.

Nel corso del Settecento e dell’Ottocento le sedi del potere economico e religioso abbandonarono i pendii rupestri del canyon della Gravina per edificare conventi e edifici amministrativi sul piano lungo il margine del vallone distruggendo o occultando le fortificazioni cinquecentesche e occupando la parte della città dove avevano sede le attività commerciali e i sistemi di stoccaggio dei grani e delle acque. Così progressivamente i foggiali (fosse per il grano), le cisterne, i vicinati a corte ipogea ed i giardini del piano vennero seppelliti dai riempimenti e sotterrati dalle strade e dai palazzi della nuova fisionomia urbana. Il conflitto mondiale e le difficili condizioni del dopoguerra, con l’esodo dall’entroterra e le campagne, accentuarono la promiscuità abitativa dei Sassi che, con circa 17.000 abitanti, costituivano ancora la quasi totalità della città di Matera. Divennero abitazioni le grotte deposito, le cavità per gli animali, gli orti e le stesse cisterne. Queste condizioni spiegano la definizione dei Sassi come “vergogna nazionale” che portò al loro svuotamento per motivi igienici e sanitari.

Contributo determinante alla formazione di un immaginario dei Sassi fu la poetica di Carlo Levi che diffuse in tutto il mondo le descrizioni da “girone di inferno” riportate nel “Cristo si è fermato ad Eboli” (Levi 1945). Levi, pur raccontando un luogo marchiato dalla povertà e dalla subordinazione sociale, esalta i Sassi e la civiltà contadina creandone una valorizzazione fascinosa. Una volta compiuto lo svuotamento nel corso degli anni ‘60, questa estetica della miseria è il riferimento portante di un filone di pensiero che apprezza i Sassi come un mondo perduto in qualche modo da salvare. Nel 1986 è varata la legge di “Conservazione e recupero” dei Sassi di Matera che affida al Comune il ruolo e le risorse per affrontare il risanamento dando la possibilità a operatori pubblici e privati di ottenere ambiti nei Sassi e un contributo agli oneri di restauro. I primi interventi operativi sono realizzati dai Lavori Pubblici tramite i fondi FIO.

Il capovolgimento della immagine dei Sassi rispetto alla visione di miseria e di vergogna si realizzò con l’iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO effettuata nel dicembre 1993. L’avvenimento fu di enorme portata. A quel tempo in Italia erano iscritti alla lista solo cinque luoghi, tutti beni aulici e di grande notorietà. Matera fu il primo inserimento del Sud d’Italia e l’unico basato sul riconoscimento di valori popolari relativi alla costruzione del paesaggio culturale cosa non affatto scontata in quel periodo.

Dopo il riconoscimento UNESCO il giornale “La Repubblica” titolava a tutta pagina “Matera come Venezia” (Malatesta 1993) accreditando a pieno titolo la città tra i beni più blasonati al mondo. Le motivazioni dell’iscrizione Unesco riconoscono nei Sassi un sistema urbano geniale prodottosi nel corso dei millenni grazie alla capacità di utilizzare in modo armonioso le rare risorse locali: l’acqua, la pietra, la luce. I Sassi sono la testimonianza della vicenda lunghissima dell’abitare umano dai primi fossati neolitici, allo scavo delle caverne, alla loro trasformazione in architetture.

L’ attività “Impariamo dall’acqua” ha inteso rivalutare il progetto di raccolta naturale delle acque e proporre un sistema di riutilizzo delle stesse, in vista del risparmio da effettuare nel Liceo Scientifico. Gli studenti, preventivamente coinvolti da architetto professionista all’uso del programma AutoCAD, sono stati impegnati nella ricerca delle planimetrie dell’edificio, sotto la guida del prof. V. Petrarolo, responsabile della sicurezza in Istituto, per progettare un sistema di serbatoi di raccolta delle acque bianche che dovranno alimentare i servizi igienici dell’ Istituto. L’esperienza ,rientrata nelle attività di orientamento universitario in atto da tempo nel Liceo, ha coinvolto un gruppo di allievi delle quarte classi  (dodici) orientati verso le facoltà di Ingegneria ed Architettura che, per la prima volta hanno abbandonato il disegno tecnico tradizionale realizzato con riga e squadra, e si sono cimentati con le nuove tecnologie. Inoltre, si è reso indispensabile un’indagine sui costi sostenuti dalle istituzioni e dalle famiglie dell’utilizzo idrico.
Rispettare e risparmiare l'acqua.

Il prezzo dell’acqua al metro cubo varia a seconda del Comune, anche in rapporto ai quantitativi. Le tariffe sono in rapida ascesa. Le tariffe medie italiane sono ancora molto inferiori rispetto alla media europea, e questo fa prevedere una crescita delle tariffe.

Oltre agli aspetti del consumo di acqua potabile, occorre prendere in considerazione anche i consumi energetici. Consumare acqua calda, infatti, significa consumare energia per riscaldarla, e sprecare acqua calda comporta perciò costi elevatissimi per il costo del relativo combustibile.

Per le azioni quotidiane si possono stimare i seguenti consumi:
per fare un bagno in vasca si consumano mediamente fra i 120 e i 160 litri di acqua;
per fare una doccia di 5 minuti se ne consumano dai 75 ai 90 litri;
per una doccia di 3 minuti: dai 35 ai 50 litri;
ogni volta che tiriamo lo sciacquone: 9-16 litri;
ogni volta che ci laviamo le mani: 1,4 litri;
per lavarsi i denti lasciando scorrere l’acqua: 30 litri;
per lavarsi i denti senza lasciar scorrere l’acqua: 2 litri;
per bere e cucinare: circa 6 litri al giorno a persona;
per lavare i piatti a mano: 20 litri;
per un carico di lavastoviglie: 30-40 litri;
per un carico di lavatrice: 60-80 litri;
per lavare l’auto (utilizzando un tubo di gomma): 800 litri;
per il condizionamento di un palazzo di 8 piani: 3.000.000 litri al giorno;
un rubinetto che gocciola: 5 litri al giorno.

Storia del Liceo Scientifico Dante Alighieri
La prima presenza del Liceo Scientifico nel sistema scolastico formativo della provincia di Matera risale al 1959 - 60, con sede presso lo storico palazzo Malvini – Malvezzi. Dal 1975 il Liceo dispone della nuova sede ed è centro di iniziative culturali di pregio e di attività didattiche innovative. Nel ‘74 –‘75 fu uno dei primi licei scientifici in Italia ad introdurre lo studio della Fisica nel biennio affiancato dall’Informatica.

Numerose e multiformi sono state e continuano ad essere le attività di orientamento per consentire agli studenti una consapevole scelta al termine del corso di studi superiori: incontri con rappresentanti del mondo accademico ed imprenditoriale, visite presso Università ,stages presso aziende. Il Liceo, a partire dal 1993, ha conseguito diversi riconoscimenti in seguito alle varie attività che sono state realizzate nel corso degli anni (esempio il lavoro sull’orientamento prodotto nell’ambito del progetto “F. Gioia”).

L’offerta formativa si arricchisce negli anni ‘90 dell’indirizzo bilinguistico (Inglese e Francese) di ordinamento, di insegnamenti aggiuntivi e di attività extra-scolastiche nell’ambito delle Scienze, dell’Informatica,del teatro, delle arti figurative, della musica, del giornalismo e delle lingue straniere. Da tempo il Liceo si è aperto anche al mondo dell’impresa, con la realizzazione dei corsi IFTS (Istruzione e Formazione Tecnico Superiore).

Progetto di orientamento
• referente prof.ssa E. Loiudice
• prof. V. Petrarolo
• prof.ssa A. Romano
• arch. E. Olivieri
• C.E.A. Matera

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Il Museo Energia avvalora il suo impegno nel promuovere la cultura scientifica e la creatività applicate al mondo dell’energia realizzando Energia Scuola.

Uno spazio di approfondimento, di capacità creativa e progettuale, interamente dedicato agli studenti dei vari istituti nel quale verranno pubblicati e premiati tutti i migliori progetti di classe.

 



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Tel:  06.63.69.29
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