
Oltre il 60% dell’energia consumata in Italia deriva dal GAS NATURALE; gran parte delle utenze domestiche, sono state trasformate a GAS NATURALE in virtù dei notevoli vantaggi quali facilità di trasporto, alto POTERE CALORIFICO ed impatto ambientale bassissimo.
Negli ultimi 6 anni il Ministero per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare ha autorizzato la riconversione e la nuova realizzazione di centrali ad olio combustibile in centrali a CICLO COMBINATO alimentate a GAS NATURALE; nelle abitazioni civili e nel terziario sono quasi del tutto scomparse le CALDAIE a gasolio, olio combustibile, Gecam.
A fronte di ciò, l’Italia non ha strutture per l’approvvigionamento perché non sono stati ancora realizzati i necessari rigassificatori; infatti, di 10 previsti, solo 2 sono stati realizzati, uno da parecchi anni a Panigaglia (circa 4 miliardi di metri cubi anno) ed uno a Porto Viro (Rovigo) che dovrebbe entrare in esercizio nel corso del 2008 (circa 8 miliardi di metri cubi anno).
In questo scenario risulta quanto mai necessario valutare le possibilità di sviluppo offerte dalle energie RINNOVABILI che possono, sfruttando le infrastrutture esistenti, fornire gas da fonte rinnovabile al fine di alimentare le utenze del Paese.
Il fabbisogno di gas del nostro Paese è molto alto e si contrappone in maniera decisa alla scarsità di giacimenti di tale risorsa energetica; pertanto, visto che l’Italia non si è ancora dotata delle necessarie infrastrutture che le permetterebbero di accedere a mercati internazionali del GAS NATURALE (leggasi mancanza di rigassificatori), una delle soluzioni a medio-breve termine è quella dell’immissione in rete di gas prodotti da fonti RINNOVABILI quali le biomasse.
Tali gas possono essere di diversi tipi a seconda del processo chimico-biologico impiegato per la trasformazione delle biomasse in input: si parla quindi di gas di sintesi, o syngas, quando viene attivato un processo termo-chimico di GASSIFICAZIONE o di pirolisi; si parla di BIOGAS quando la trasformazione delle biomasse avviene per digestione anaerobica in appositi impianti o, nel caso del trattamento dei RIFIUTI SOLIDI URBANI, nelle discariche.
Lo scenario attuale vede paesi come la Danimarca, l’Olanda, la Svezia, la Svizzera ed anche la Germania impegnate da anni nella produzione di BIOGAS da immettere nella rete di distruzione nazionale.
In tali paesi si sono venute a creare delle condizioni economiche tali che lo sviluppo di questa "scelta" tecnologica ha portato anche alla creazione di veri e propri distributori di BIOGAS per il rifornimento dei mezzi pubblici e privati alimentati a METANO o utilizzanti la tecnologia del bi-fuel.
Il caso più emblematico a livello europeo è rappresentato dalla Svizzera che alla fine del 2006 ha raggiunto il prestigioso obiettivo di immissione di BIOGAS per una percentuale del 27%
del totale del gas immesso in rete; tale risultato di sicuro è stato migliorato anche nel 2007, ma i dati ufficiali devono ancora essere pubblicati.
In Italia, come già ampiamente detto, esiste, allo stato attuale, solamente il mercato del GAS NATURALE importato da 4 principali canali di approvvigiamento: 2 da sud-ovest, Algeria e Libia, 1 da nord-ovest, Olanda e Norvegia, ed 1 da nord-est, Russia.
In fase di progettazione sono altri due METANOdotti per l’importazione del gas dall’Algeria e dalla Grecia/Turchia.
Infine, è attivo un unico rigassificatore, quello di Panigaglia, mentre altri 10 sono in fase di progettazione più o meno avanzata.
Generazione distribuita e VETTORIAMENTO di gas da fonti RINNOVABILI
co-Autori: Daniele Giraldi, Luca Camilloni, Sara Rinaldi