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Il suolo e il cambiamento climatico - Fabio Gea -

La cattura del CARBONIO da parte degli ecosistemi terrestri può essere definita come la rimozione netta di ANIDRIDE CARBONICA dall’atmosfera e la sua collocazione in serbatoi dove al CARBONIO viene assicurata una lunga permanenza.

Insieme all’acqua, all’aria, alle piante e al sottosuolo, anche il suolo gioca un ruolo importante, e per certi aspetti preponderante, nella funzione di serbatoio di CARBONIO.

L’argomento del bilancio del CARBONIO nel suolo, a cui si collegano l’EFFETTO SERRA e i cambiamenti climatici, ha iniziato a essere studiato solo negli ultimi venti anni e la mancanza di dati completi al riguardo non ha purtroppo permesso di fare uno specifico riferimento al suolo nel PROTOCOLLO DI KYOTO.

I quantitativi di CARBONIO organico nel suolo variano fortemente passando da un uso delle terre a un altro: nell’isola di Pantelleria il cambio d’uso delle terre da agricole ad abbandonate e colonizzate da vegetazione spontanea non pascolata favorisce un notevole aumento del contenuto di CARBONIO (La Mantia et al. 2005; in Giordano, 2005).

La degradazione
Nella stessa Comunicazione dell’Ue del 2002, denominata “Verso una Strategia Tematica per la Protezione del Suolo”, vengono messi in luce i principali processi che causano il degrado del suolo.

L’erosione
È un fenomeno geologico naturale consistente nella rimozione di particelle di suolo a opera di acqua e vento; alcune attività umane possono incrementare considerevolmente il tasso di erosione che a partire da un certo livello risulta irreversibile.

La diminuzione di materia organica
La materia organica svolge un ruolo centrale per mantenere alcune funzioni chiave del suolo ed è un fattore determinante per la resistenza all’erosione e per la fertilità del suolo di cui assicura la capacità legante e il potere tampone, contribuendo a limitare la diffusione dell’INQUINAMENTO dal suolo all’acqua.
Spesso alcuni di questi fenomeni si verificano contemporaneamente e il loro effetto tende quindi a essere amplificato seguendo meccanismi di retroazione positiva.

La contaminazione locale e diffusa
La presenza di contaminanti nel suolo oltre certi livelli comporta una serie di conseguenze negative per la catena alimentare e quindi per la salute umana e per tutti i tipi di ecosistemi e di risorse naturali.

L’impermeabilizzazione
Il rivestimento del suolo per la costruzione di edifici, strade o per altri usi riduce la superficie disponibile per lo svolgimento delle funzioni del suolo, tra cui l’assorbimento di acqua piovana per l’infiltrazione e il filtraggio. Le superfici impermeabilizzate possono avere un forte impatto sul suolo circostante, modificando le modalità di deflusso dell’acqua e incrementando la frammentazione della biodiversità.

La compattazione
Si verifica quando il suolo è soggetto a pressioni meccaniche in seguito all’uso di macchinari pesanti o al pascolamento eccessivo, soprattutto se umido. Perdita della capacità di assorbimento, di infiltrazione, crescita limitata delle radici, riduzione della capacità di STOCCAGGIO dell’acqua, della fertilità, dell’attività biologica e della stabilità sono le principali conseguenze. I volumi consistenti di acqua di deflusso che ne derivano aumentano il rischio di erosione e, secondo alcuni esperti, sono in parte responsabili delle alluvioni recentemente avvenute in Europa.

La diminuzione della biodiversità
I diversi tipi di suolo determinano in larga misura gli ecosistemi di una zona, molti dei quali hanno spesso un grande valore ecologico (zone umide, pianure alluvionali e torbiere). Le maggiori quantità e varietà di forme di vita si trovano nel suolo: per ogni 1-1,5 tonnellate di BIOMASSA che vive sul suolo di un pascolo (bestiame ed erba) nei primi 30 cm sotto la superficie del suolo vivono circa 25 tonnellate di BIOMASSA (batteri, lombrichi ecc.).

La salinizzazione
È l’accumulo nel suolo di sali solubili di sodio, magnesio e calcio in quantità tali per cui la fertilità viene notevolmente ridotta. Il fenomeno è spesso associato all’irrigazione e a uno sfrutta mento eccessivo delle acque sotterranee, dovuto alla crescente urbanizzazione e all’espansione agricola e industriale, con conseguente abbassamento della falda freatica e ingresso di acqua marina. Nei Paesi nordici viene spesso indotta dallo spargimento di sale sulle strade nel periodo invernale.

Le frane e le alluvioni
Provocano erosione, INQUINAMENTO a opera dei sedimenti e perdita di suolo e delle sue risorse. Questi fattori hanno a loro volta un impatto significativo sull’attività e la salute umana, danneggiano edifici e infrastrutture e causano la perdita di terreni agricoli.

Si calcola che nell’Ue 52 milioni di ettari di terreno (oltre il 16% della superficie totale) siano colpiti da forme di degrado (secondo la mappa mondiale del degrado del suolo,Global Assessment of Soil Degradation – Glasod, 1990).

Quando si verifica in zone secche, il degrado del suolo prende il nome di desertificazione ed è il risultato di condizioni climatiche (siccità, aridità, regimi di precipitazioni irregolari e intensi) e attività umane (DEFORESTAZIONE, pascolamento eccessivo, deterioramento della struttura del suolo).

Il terreno interessato non è più in grado di sostenere la vegetazione. In base all’atlante mondiale della desertificazione le zone europee a rischio di desertificazione sono la Spagna centrale e meridionale, l’Italia centrale e meridionale, la Francia e il Portogallo meridionali e vaste zone della Grecia.

La desertificazione mondiale comporta conseguenze molto serie a livello socioeconomico e in ultima analisi può provocare la destabilizzazione di società e la migrazione di popoli.

Tratto dalla rivista INQUINAMENTO, Dicembre 2006