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L’erosione - Fabio Gea -

 

Il fenomeno erosivo, che nei livelli normali andrebbe visto come la naturale evoluzione del paesaggio, ha assunto aspetti parossistici, certamente legati alle attività antropiche, denominati con la dizione di erosione accelerata.

È stato calcolato, sulla base di un’analisi pluriennale, che mediamente in un anno il nostro pianeta perde, in eccesso rispetto al suolo che riesce a formarsi a opera della pedogenesi, 23 miliardi di tonnellate di suolo.

Varie fenomenologie erosive accelerate concorrono alla degradazione dei suoli, dipendentemente dai diversi contesti locali:

  • L’erosione idrica, a partire dalla stessa azione battente della goccia di pioggia (splash erosion), all’erosione per scorrimento laminare (sheet erosion), fino a quella per ruscellamento (rill erosion).
  • L’erosione eolica, che secondo Riedl (1984) diviene un rischio consistente per le particelle di suolo di diametro inferiore a 1,0 mm quando queste vengano esposte a un vento con velocità superiore a 5 m/s.
  • L’erosione organica, connessa all’eccessiva attività di piante o di animali (ad esempio, l’erosione causata dalle termiti).
  • L’erosione antropica, nelle sue più svariate forme dirette e indirette, dall’erosione causata dalle strade (che creano veri e propri canali artificiali), a quella delle dighe (variando inevitabilmente l’equilibrio idrologico di un bacino), a quella dei pascoli, a quella generata dagli incendi (spesso indotti pensando esclusivamente alla fertilità del suolo e non alla sua conservazione fisica), e a quella causata dalle attività agricole (cambiamenti dell’uso del suolo e vegetazione naturale sostituita con l’impianto di colture che espongono il suolo nudo all’azione degli agenti erosivi).

Su più di un terzo del territorio del bacino del Mediterraneo le perdite annue di suolo superano le 15 tonnellate per ettaro (United Nations Environment Programme, 2000).

Oltre alla perdita in sé, ne derivano in queste aree danni indiretti ai corsi d’acqua, dovuti alla contaminazione degli ecosistemi acquatici di fiumi e mari a opera di nutrienti e contaminanti presenti nel suolo eroso e altre conseguenze, quali danni alle RISERVE idriche e ai porti.

Le prospettive
Molto è già stato fatto ma ancor più dovrà essere fatto. Attraverso innovativi sistemi di monitoraggio che tengano conto della variabilità dei suoli (solo in Europa sono stati identificati oltre 320 principali tipi di suolo che presentano differenze significative anche a livello locale in termini di proprietà chimiche e fisiche) si stanno cercando di identificare i più rappresentativi indicatori per descrivere l’impatto del degrado del suolo e le minacce individuate sullo sviluppo e l’uso sostenibile del suolo.

I sistemi cartografici tematici e inventariali di nuova generazione (Gis) saranno centrali nell’attività di ricerca e gestione dei dati, tanto quanto l’utilizzo del telerilevamento satellitare sarà fondamentale nelle ricerche a grande scala.

Conservazione e recupero
L’atteggiamento ecologico delle moderne tecniche di ingegneria naturalistica, che prevedono l’utilizzo di piante vive o parti di esse (semi, radici, talee), da sole o in combinazione con materiali naturali inerti (legno, pietrame o terreno), materiali artificiali biodegradabili (biostuoie, geojuta) e non biodegradabili (reti zincate, geogriglie, georeti, geotessili), le ha rese in molti casi vincenti sia sotto il profilo funzionale (le piante svolgono un’elevata funzione antierosiva, riducono la forza battente delle piogge, con le radici trattengono le particelle di terreno impedendo un loro dilavamento e aumentano la resistenza al taglio dei terreni) sia sotto quello economico (i costi di realizzazione sono concorrenziali rispetto alle analoghe opere di ingegneria classica e i costi per il ripristino ambientale del cantiere sono ridotti).

Forme di agricoltura sostenibile (semina diretta, pacciamatura, maggese, rotazioni, irrigazione a goccia ecc.) si auspicherebbero data l’incidenza di quest’attività, nella sua forma “tradizionale”, sul danneggiamento qualitativo e quantitativo dei suoli.

Il problema si inquadra però in un ambiente che conosce parecchi limiti di carattere informativo e culturale.

Gli incentivi economici saranno quindi centrali nelle politiche ambientali. L’aratro è un simbolo forte del nostro sviluppo culturale. Già nella Bibbia rappresentava la pace, la comunione e il pane quotidiano.

Tuttavia, la tendenza a preferire apparecchi sempre più pesanti comporta anche degli svantaggi. Arando si compatta il suolo, si sconvolge l’ordine naturale della microfauna e si agevola il dilavamento delle sostanze nutritive.

L’alternativa ecologica si chiama semina diretta. Particolarmente indicati per i Paesi in Via di Sviluppo, estremamente gravati dalle problematiche connesse alla degradazione ambientale e nei quali si fa poco o nulla ricorso a input energetici artificiali, sono i sistemi agro-forestali, i quali uniscono in maniera stimolante ed esemplare gli obiettivi ecologici (migliorano la fertilità dei suoli, limitano le perdite di suolo e incrementano l’agro-biodiversità) a quelli economici (maggiore produttività in ambienti difficili e diversificazione delle produzioni).

Tratto dalla rivista INQUINAMENTO, Dicembre 2006